Learning by Space indaga il rapporto tra spazio e didattica nelle scuole di architettura all’inizio del XXI secolo, assumendo come campo di osservazione lo Spazio europeo dell’istruzione superiore successivo al Processo di Bologna. La ricerca mette a fuoco sei “scuole di architettura di ultima generazione”, nate, costruite, riorganizzate o riprogettate dopo il 1999, selezionate nei casi in cui progetto architettonico e progetto pedagogico entrano in una relazione significativa, producendo frizioni, rispecchiamenti e reciproci adattamenti tra forma e formazione, tra spazio della didattica e didattica dello spazio. La tesi assume come casi studio principali la Faculteit Bouwkunde della TU Delft, il Departement Architektur dell’ETH Zürich e l’École Nationale Supérieure d’Architecture de Nantes, affiancati da tre esperienze alternative – Strelka Institute, London School of Architecture e Confluence Institute – utili a intercettare possibili direzioni di rottura rispetto alla tradizione istituzionale. L’analisi si fonda su ricerca bibliografica e d’archivio, studio di fonti primarie e secondarie, lettura di piante e sezioni, sopralluoghi e indagini su chi agisce quotidianamente in questi spazi. Nei tre casi principali, la struttura comparativa integra inquadramento urbano, progetto architettonico e progetto didattico, fondendo tre livelli di lettura – geometrico-quantitativa, tipologica e fenomenologica – e mettendo a sistema evoluzione storica, significati simbolici e pratiche formative. Attraverso il confronto con alcune esperienze decisive del Novecento, la ricerca mostra come le scuole di architettura contemporanee tendano a configurarsi non solo come contenitori dell’apprendimento, ma come luoghi capaci di orientare comportamenti, immaginari e modelli professionali. Dai sei casi analizzati emergono alcune linee di tendenza ricorrenti: la metafora urbana della piazza come territorio di discussione collettiva e di messa in scena dei prodotti della scuola; la sovrascrittura di tipologie nate per altri scopi, riciclate o emulate nelle loro espressioni formali ed etiche; la progressiva sostituzione dello spazio fisico con un universo comunicativo fatto di immagini, simboli, identità visive e brand. La tesi individua inoltre, nei tre casi studio principali, tre dispositivi spaziali che assumono oggi un ruolo centrale nella didattica dell’architettura: lo spazio a gradoni, lo spazio equipaggiato e lo spazio liminale. Pur non essendo invenzioni del XXI secolo, questi spazi diventano oggi nodi nevralgici attorno a cui si piega la didattica, amplificando il proprio valore sia spaziale sia pedagogico. In questo senso, Learning by Space propone una lettura delle scuole di architettura contemporanee come luoghi in cui progetto didattico, progetto architettonico, progetto comunicativo e progetto ideologico possono sovrapporsi, concorrendo a definire una nuova identità dell’architetto e della sua formazione.

Learning by Space La relazione tra spazio e didattica nelle scuole di architettura all’inizio del XXI secolo

TORMENTI, GILDA
2026-03-31

Abstract

Learning by Space indaga il rapporto tra spazio e didattica nelle scuole di architettura all’inizio del XXI secolo, assumendo come campo di osservazione lo Spazio europeo dell’istruzione superiore successivo al Processo di Bologna. La ricerca mette a fuoco sei “scuole di architettura di ultima generazione”, nate, costruite, riorganizzate o riprogettate dopo il 1999, selezionate nei casi in cui progetto architettonico e progetto pedagogico entrano in una relazione significativa, producendo frizioni, rispecchiamenti e reciproci adattamenti tra forma e formazione, tra spazio della didattica e didattica dello spazio. La tesi assume come casi studio principali la Faculteit Bouwkunde della TU Delft, il Departement Architektur dell’ETH Zürich e l’École Nationale Supérieure d’Architecture de Nantes, affiancati da tre esperienze alternative – Strelka Institute, London School of Architecture e Confluence Institute – utili a intercettare possibili direzioni di rottura rispetto alla tradizione istituzionale. L’analisi si fonda su ricerca bibliografica e d’archivio, studio di fonti primarie e secondarie, lettura di piante e sezioni, sopralluoghi e indagini su chi agisce quotidianamente in questi spazi. Nei tre casi principali, la struttura comparativa integra inquadramento urbano, progetto architettonico e progetto didattico, fondendo tre livelli di lettura – geometrico-quantitativa, tipologica e fenomenologica – e mettendo a sistema evoluzione storica, significati simbolici e pratiche formative. Attraverso il confronto con alcune esperienze decisive del Novecento, la ricerca mostra come le scuole di architettura contemporanee tendano a configurarsi non solo come contenitori dell’apprendimento, ma come luoghi capaci di orientare comportamenti, immaginari e modelli professionali. Dai sei casi analizzati emergono alcune linee di tendenza ricorrenti: la metafora urbana della piazza come territorio di discussione collettiva e di messa in scena dei prodotti della scuola; la sovrascrittura di tipologie nate per altri scopi, riciclate o emulate nelle loro espressioni formali ed etiche; la progressiva sostituzione dello spazio fisico con un universo comunicativo fatto di immagini, simboli, identità visive e brand. La tesi individua inoltre, nei tre casi studio principali, tre dispositivi spaziali che assumono oggi un ruolo centrale nella didattica dell’architettura: lo spazio a gradoni, lo spazio equipaggiato e lo spazio liminale. Pur non essendo invenzioni del XXI secolo, questi spazi diventano oggi nodi nevralgici attorno a cui si piega la didattica, amplificando il proprio valore sia spaziale sia pedagogico. In questo senso, Learning by Space propone una lettura delle scuole di architettura contemporanee come luoghi in cui progetto didattico, progetto architettonico, progetto comunicativo e progetto ideologico possono sovrapporsi, concorrendo a definire una nuova identità dell’architetto e della sua formazione.
31-mar-2026
Architecture, Design, Planning
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