Molte campagne di comunicazione sociale hanno restituito in forma visiva gli aspetti delle brutalità verso i minori, impiegando particolari lessici e sistemi comunicativi, che appaiono, nel loro insieme, come un “vocabolario visivo” del precario stato emotivo e psicologico generato nei bambini da atti di violenza e abusi. Sono espressioni del design per la comunicazione sociale, che si realizzano attraverso delle metafore visive, connotate da registri narrativi differenziati secondo le declinazioni che può assumere la violenza all’infanzia e condizionati dalla cultura nella quale questa viene praticata. In questo senso diventano delle figurazioni che, oltre a denunciare il fenomeno, lo raccontano, offrendo all’osservatore l’occasione di ampliare gli spazi di riflessione. Molte di queste campagne, attraverso singolari coniugazioni, associano oggetti e situazioni a specifici significati, generando delle metafore visive in grado di innescare processi percettivi atipici che si realizzano in modo più o meno esplicito. In alcuni casi rimandano direttamente alla tipologia di violenza o di abuso; in altri, evocando circostanze apparentemente normali, spingono l’osservatore ad operare una ricerca visiva per rintracciare i segni identificativi della violenza, in larga misura mimetizzati all’interno della composizione. I linguaggi del design per la comunicazione espressi dalle campagne contro la violenza all’infanzia, sembrano dimostrare la volontà del design visivo di partecipare attivamente alla costruzione di una diversa dimensione sociale e culturale e di fuoriuscire da quella percezione collettiva che coniuga il design visivo semplicemente alla capacità di costruire e organizzare lessici visivi seduttivi, funzionali a valorizzare modelli di vita effimeri e superficiali.

Infanzia e violenza. Le metafore visive nel design per la comunicazione sociale

OPPEDISANO, Federico Orfeo
2014

Abstract

Molte campagne di comunicazione sociale hanno restituito in forma visiva gli aspetti delle brutalità verso i minori, impiegando particolari lessici e sistemi comunicativi, che appaiono, nel loro insieme, come un “vocabolario visivo” del precario stato emotivo e psicologico generato nei bambini da atti di violenza e abusi. Sono espressioni del design per la comunicazione sociale, che si realizzano attraverso delle metafore visive, connotate da registri narrativi differenziati secondo le declinazioni che può assumere la violenza all’infanzia e condizionati dalla cultura nella quale questa viene praticata. In questo senso diventano delle figurazioni che, oltre a denunciare il fenomeno, lo raccontano, offrendo all’osservatore l’occasione di ampliare gli spazi di riflessione. Molte di queste campagne, attraverso singolari coniugazioni, associano oggetti e situazioni a specifici significati, generando delle metafore visive in grado di innescare processi percettivi atipici che si realizzano in modo più o meno esplicito. In alcuni casi rimandano direttamente alla tipologia di violenza o di abuso; in altri, evocando circostanze apparentemente normali, spingono l’osservatore ad operare una ricerca visiva per rintracciare i segni identificativi della violenza, in larga misura mimetizzati all’interno della composizione. I linguaggi del design per la comunicazione espressi dalle campagne contro la violenza all’infanzia, sembrano dimostrare la volontà del design visivo di partecipare attivamente alla costruzione di una diversa dimensione sociale e culturale e di fuoriuscire da quella percezione collettiva che coniuga il design visivo semplicemente alla capacità di costruire e organizzare lessici visivi seduttivi, funzionali a valorizzare modelli di vita effimeri e superficiali.
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