Le infrastrutture hanno svolto un ruolo fondamentale nella ridefinizione del paesaggio contemporaneo; in particolare le ferrovie, le autostrade e i porti hanno innescato un evidente processo di modernizzazione della città e del territorio. Nel contesto italiano, il paesaggio adriatico è forse quello che traduce con maggiore efficacia il senso della “grande trasformazione” narrata da Eugenio Turri in Semiologia del paesaggio italiano, un fenomeno incentrato sull’innovazione e sul cambiamento che ha avuto negli anni ’70 il momento di maggiore intensità. Le infrastrutture si sono sovrapposte ad una struttura territoriale tendenzialmente agricola e hanno accelerato un processo di urbanizzazione diffusa espresso dalle nuove forme insediative. A distanza di circa 30 anni il rapporto tra infrastrutture e paesaggio pone nuove questioni spesso associate alle più recenti trasformazioni urbane che procedono con tempi e modalità differenti. Dietro l’evidente accelerazione dei fenomeni che hanno interessato il territorio adriatico, si rilevano oggi alcune inerzie, si scoprono elementi resistenti al cambiamento, si riconoscono azioni costruttive e pratiche abitative che intessono inedite relazioni con gli spazi infrastrutturali. A volte, in questi territori, le infrastrutture hanno modificato il loro ruolo originario e sono diventate attrezzature da riconvertire, elementi da rifunzionalizzare, materiali da risignificare; altre volte le opere infrastrutturali hanno subito una sorta di contaminazione urbana: indebolendo progressivamente i loro confini tecnici esse hanno consentito alla città di insinuarsi per conquistare nuovi spazi pubblici, identificati come luoghi dei flussi e degli scambi, del commercio e della cultura.

Innesti portuali

COCCIA, Luigi
2006

Abstract

Le infrastrutture hanno svolto un ruolo fondamentale nella ridefinizione del paesaggio contemporaneo; in particolare le ferrovie, le autostrade e i porti hanno innescato un evidente processo di modernizzazione della città e del territorio. Nel contesto italiano, il paesaggio adriatico è forse quello che traduce con maggiore efficacia il senso della “grande trasformazione” narrata da Eugenio Turri in Semiologia del paesaggio italiano, un fenomeno incentrato sull’innovazione e sul cambiamento che ha avuto negli anni ’70 il momento di maggiore intensità. Le infrastrutture si sono sovrapposte ad una struttura territoriale tendenzialmente agricola e hanno accelerato un processo di urbanizzazione diffusa espresso dalle nuove forme insediative. A distanza di circa 30 anni il rapporto tra infrastrutture e paesaggio pone nuove questioni spesso associate alle più recenti trasformazioni urbane che procedono con tempi e modalità differenti. Dietro l’evidente accelerazione dei fenomeni che hanno interessato il territorio adriatico, si rilevano oggi alcune inerzie, si scoprono elementi resistenti al cambiamento, si riconoscono azioni costruttive e pratiche abitative che intessono inedite relazioni con gli spazi infrastrutturali. A volte, in questi territori, le infrastrutture hanno modificato il loro ruolo originario e sono diventate attrezzature da riconvertire, elementi da rifunzionalizzare, materiali da risignificare; altre volte le opere infrastrutturali hanno subito una sorta di contaminazione urbana: indebolendo progressivamente i loro confini tecnici esse hanno consentito alla città di insinuarsi per conquistare nuovi spazi pubblici, identificati come luoghi dei flussi e degli scambi, del commercio e della cultura.
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