Il contributo inquadra la figura di Giancarlo de Carlo nel contesto politico e culturale dell’Italia del secondo dopoguerra. La sua eredità oggi si misura in diversi ambiti e con varie consistenze, e si possono riconoscere i lasciti più importanti nel tema della partecipazione, nella lotta contro l’autonomia dell’architettura e nel rifiuto dell’autoritarismo monoculturale, e in quel virtuoso processo col quale trasforma la città di Urbino in un grande laboratorio sperimentale. Dagli anni Cinquanta fino ai primissimi anni Novanta questa città diventa per De Carlo un banco di prova nel quale riesce a mettere in campo molteplici strumenti. Tra questi emerge anzitutto la responsabilità del fare architettura, per un senso civile del progetto esplorato nei suoi contenuti astratti ma anche negli aspetti più concreti; nella dimestichezza nello stringere relazione e nell’abilità con linguaggi e meccanismi specifici degli ambienti della politica. Altro aspetto che si può cogliere è la gestione di una dimensione colta e globale del progetto, capace di superare orizzonti circoscritti e di applicare alla piccola realtà modelli internazionali, metodologie e ricerche imparate altrove. I progetti di questi anni per gli studenti dell’ateneo urbinate risultano inoltre paradigmatici per mettere in luce una caratteristica specifica dell’architettura di De Carlo, ovvero la sensibilità verso le questioni sociali.

Progetto come processo. Giancarlo De Carlo e Urbino

Giulia Menzietti
2026-01-01

Abstract

Il contributo inquadra la figura di Giancarlo de Carlo nel contesto politico e culturale dell’Italia del secondo dopoguerra. La sua eredità oggi si misura in diversi ambiti e con varie consistenze, e si possono riconoscere i lasciti più importanti nel tema della partecipazione, nella lotta contro l’autonomia dell’architettura e nel rifiuto dell’autoritarismo monoculturale, e in quel virtuoso processo col quale trasforma la città di Urbino in un grande laboratorio sperimentale. Dagli anni Cinquanta fino ai primissimi anni Novanta questa città diventa per De Carlo un banco di prova nel quale riesce a mettere in campo molteplici strumenti. Tra questi emerge anzitutto la responsabilità del fare architettura, per un senso civile del progetto esplorato nei suoi contenuti astratti ma anche negli aspetti più concreti; nella dimestichezza nello stringere relazione e nell’abilità con linguaggi e meccanismi specifici degli ambienti della politica. Altro aspetto che si può cogliere è la gestione di una dimensione colta e globale del progetto, capace di superare orizzonti circoscritti e di applicare alla piccola realtà modelli internazionali, metodologie e ricerche imparate altrove. I progetti di questi anni per gli studenti dell’ateneo urbinate risultano inoltre paradigmatici per mettere in luce una caratteristica specifica dell’architettura di De Carlo, ovvero la sensibilità verso le questioni sociali.
2026
9788867680764
progetto, società, Giancarlo de Carlo, Urbino
268
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11581/504865
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