Water unites, and at the same time divides. Starting from this original tension, the essay investigates the progressive militarisation of a resource that international law qualifies as a fundamental human right, yet which contemporary geopolitics increasingly transforms into a cause of conflict, a target of warfare, and a weapon in itself. The analysis unfolds along the twofold trajectory of jus ad bellum and jus in bello: on the one hand, the "war for water", generated by the unequal distribution of transboundary water resources and by the fragility of the international treaty regime, still excessively bilateral and fragmented; on the other, the "war with water", which sees water infrastructure become a direct target of military operations, with devastating effects on civilian populations, as tragically exemplified by the case of Gaza. Through the lens of hydropolitics, the contribution highlights how control over water represents a strategic lever capable of inflicting economic, social and humanitarian harm, questioning the resilience of international humanitarian law and human rights law in the face of this drift. The concluding reflections propose a paradigm shift, from a logic of control to one of cooperation, suggesting that only a renewed, inclusive and multi-level water diplomacy can turn blue gold from an instrument of conflict into an agent of peace.

L'acqua unisce e, al tempo stesso, divide. Muovendo da questa tensione originaria, il saggio indaga la progressiva militarizzazione di una risorsa che l'ordinamento internazionale qualifica come diritto umano fondamentale, eppure che la geopolitica contemporanea trasforma sempre più spesso in causa di conflitto, in bersaglio bellico e in arma. L'analisi si sviluppa lungo la duplice traiettoria dello ius ad bellum e dello ius in bello: da un lato, la "guerra per l'acqua", generata dalla distribuzione ineguale delle risorse idriche transfrontaliere e dalla fragilità del regime pattizio internazionale, ancora eccessivamente bilaterale e frammentato; dall'altro, la "guerra con l'acqua", che vede le infrastrutture idriche divenire obiettivo diretto delle operazioni militari, con effetti devastanti sulle popolazioni civili, come tragicamente esemplificato dal caso di Gaza. Attraverso il prisma dell'idropolitica, il contributo mette in luce come il controllo dell'acqua rappresenti una leva strategica capace di infliggere danni economici, sociali e umanitari, interrogandosi sulla tenuta del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani dinanzi a questa deriva. Le riflessioni conclusive propongono un rovesciamento di paradigma, dalla logica del controllo a quella della cooperazione, suggerendo che solo una rinnovata diplomazia dell'acqua, inclusiva e multilivello, possa trasformare l'oro blu da strumento di conflitto ad agente di pace.

La militarizzazione dell'acqua

Agostina Latino
2026-01-01

Abstract

Water unites, and at the same time divides. Starting from this original tension, the essay investigates the progressive militarisation of a resource that international law qualifies as a fundamental human right, yet which contemporary geopolitics increasingly transforms into a cause of conflict, a target of warfare, and a weapon in itself. The analysis unfolds along the twofold trajectory of jus ad bellum and jus in bello: on the one hand, the "war for water", generated by the unequal distribution of transboundary water resources and by the fragility of the international treaty regime, still excessively bilateral and fragmented; on the other, the "war with water", which sees water infrastructure become a direct target of military operations, with devastating effects on civilian populations, as tragically exemplified by the case of Gaza. Through the lens of hydropolitics, the contribution highlights how control over water represents a strategic lever capable of inflicting economic, social and humanitarian harm, questioning the resilience of international humanitarian law and human rights law in the face of this drift. The concluding reflections propose a paradigm shift, from a logic of control to one of cooperation, suggesting that only a renewed, inclusive and multi-level water diplomacy can turn blue gold from an instrument of conflict into an agent of peace.
2026
9791223506370
L'acqua unisce e, al tempo stesso, divide. Muovendo da questa tensione originaria, il saggio indaga la progressiva militarizzazione di una risorsa che l'ordinamento internazionale qualifica come diritto umano fondamentale, eppure che la geopolitica contemporanea trasforma sempre più spesso in causa di conflitto, in bersaglio bellico e in arma. L'analisi si sviluppa lungo la duplice traiettoria dello ius ad bellum e dello ius in bello: da un lato, la "guerra per l'acqua", generata dalla distribuzione ineguale delle risorse idriche transfrontaliere e dalla fragilità del regime pattizio internazionale, ancora eccessivamente bilaterale e frammentato; dall'altro, la "guerra con l'acqua", che vede le infrastrutture idriche divenire obiettivo diretto delle operazioni militari, con effetti devastanti sulle popolazioni civili, come tragicamente esemplificato dal caso di Gaza. Attraverso il prisma dell'idropolitica, il contributo mette in luce come il controllo dell'acqua rappresenti una leva strategica capace di infliggere danni economici, sociali e umanitari, interrogandosi sulla tenuta del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani dinanzi a questa deriva. Le riflessioni conclusive propongono un rovesciamento di paradigma, dalla logica del controllo a quella della cooperazione, suggerendo che solo una rinnovata diplomazia dell'acqua, inclusiva e multilivello, possa trasformare l'oro blu da strumento di conflitto ad agente di pace.
Water militarisation; Hydropolitics; International humanitarian law; Transboundary watercourses; Right to water
Militarizzazione dell'acqua; idropolitica; diritto internazionale umanitario; corsi d'acqua transfrontalieri; diritto all'acqua
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