Linguistic rigour is not an acknowledged quality of Michelangelo’s architecture, which even today is considered as an emotional sculptural gesture. On the contrary, he was one of the greatest grammari-ans of the architectural order “all’antica”. Having laid down the tools of the figurative artist, Michel-angelo devoted himself as early as 1516 to delving into the syntax of classicist architecture, and then from early 1524 to an intense lexical rewriting, based on the repertory of lemmas that he copied from the Codex Coner. The Ricetto is most revealing of his grammatical virtuosity: the detailed analysis of its syntax and of each single profile – from the base to the entablature – reveals that Michelangelo con-ceived the classicist architectural order not as a canon of standard specimens, but rather as a genera-tive linguistic system, governed by a few general but binding rules regarding its constructive meta-phoricity. It is this that distinguishes him from the contemporary school of Bramante, which instead seeks to abstract a stereotypical lexicon, available to the most diverse syntactic combinations.

Il virtuosismo linguistico non è una qualità riconosciuta all’architettura di Michelangelo, che ancor oggi viene ritenuta l’esito di una scultoreità gestuale ed emotiva. Viceversa, Michelangelo è stato uno dei maggiori grammatici dell’ordine architettonico all’antica. Posati gli strumenti dell’artista figurativo, Michelangelo si dedica fin dal 1516 ad approfondire la sintassi dell’architettura classicista, per poi dedi-carsi dai primi mesi del 1524 a una intensa riscrittura lessicale, fondata sul repertorio di lemmi copiato dal Codex Coner. Il Ricetto della Biblioteca Laurenziana ne è l’esito più rivelatore: l’analisi dettagliata della sintassi e di ogni singolo profilo – dal dado di base alla sima della trabeazione – rivela che Michelan-gelo concepisce l’ordine architettonico all’antica non come un canone di exempla, ma come un sistema linguistico generativo, controllato da poche regole generali e inderogabili relative alla sua metaforicità costruttiva. È questo a distinguerlo dalla contemporanea scuola di Bramante, la quale cerca invece di astrarre un lessico stereotipato, disponibile alle più diverse combinazioni sintattiche.

Il classicismo antico e moderno nel linguaggio architettonico di Michelangelo. Il caso del ricetto

bellini
In corso di stampa

Abstract

Linguistic rigour is not an acknowledged quality of Michelangelo’s architecture, which even today is considered as an emotional sculptural gesture. On the contrary, he was one of the greatest grammari-ans of the architectural order “all’antica”. Having laid down the tools of the figurative artist, Michel-angelo devoted himself as early as 1516 to delving into the syntax of classicist architecture, and then from early 1524 to an intense lexical rewriting, based on the repertory of lemmas that he copied from the Codex Coner. The Ricetto is most revealing of his grammatical virtuosity: the detailed analysis of its syntax and of each single profile – from the base to the entablature – reveals that Michelangelo con-ceived the classicist architectural order not as a canon of standard specimens, but rather as a genera-tive linguistic system, governed by a few general but binding rules regarding its constructive meta-phoricity. It is this that distinguishes him from the contemporary school of Bramante, which instead seeks to abstract a stereotypical lexicon, available to the most diverse syntactic combinations.
In corso di stampa
Il virtuosismo linguistico non è una qualità riconosciuta all’architettura di Michelangelo, che ancor oggi viene ritenuta l’esito di una scultoreità gestuale ed emotiva. Viceversa, Michelangelo è stato uno dei maggiori grammatici dell’ordine architettonico all’antica. Posati gli strumenti dell’artista figurativo, Michelangelo si dedica fin dal 1516 ad approfondire la sintassi dell’architettura classicista, per poi dedi-carsi dai primi mesi del 1524 a una intensa riscrittura lessicale, fondata sul repertorio di lemmi copiato dal Codex Coner. Il Ricetto della Biblioteca Laurenziana ne è l’esito più rivelatore: l’analisi dettagliata della sintassi e di ogni singolo profilo – dal dado di base alla sima della trabeazione – rivela che Michelan-gelo concepisce l’ordine architettonico all’antica non come un canone di exempla, ma come un sistema linguistico generativo, controllato da poche regole generali e inderogabili relative alla sua metaforicità costruttiva. È questo a distinguerlo dalla contemporanea scuola di Bramante, la quale cerca invece di astrarre un lessico stereotipato, disponibile alle più diverse combinazioni sintattiche.
Michelangelo Buonarroti, architettura rinascimentale, ordini architettonici classici
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11581/500826
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