L’iconologia della Sapienza proposta si basa su tre ipotesi che ritengo plausibili, benché non dimostrate. In primo luogo è da credere che Borromini e chi lo ha consigliato abbiano voluto esprimere un significato chiaro, comprensibile (almeno ai cólti) e alieno da ogni esoterismo: un nucleo simbolico forte, denotativo, ma disponibile ad accogliere simbologie complementari secondo la strutturata gerarchia polisemica che è tipica delle maggiori opere barocche, e in particolare delle borrominiane. In secondo luogo, non pare così assurdo che l’edificio di culto dello Studium Vrbis, dedicato alla Sapienza divina, abbia un qualche rapporto iconografico con il concetto di divina sapientia elaborato dalla teologia dominante lo Studium Vrbis (altrimenti noto come “la Sapienza”) che da oltre tre secoli dottorava in Theologia. In terzo luogo, sembra ragionevole che le forme della cappella cerimoniale dello Studium Vrbis ― istituzione del tutto sottomessa all’autorità pontificia ― esaltino il primato della Chiesa Romana, che è Una, Santa, Cattolica e Apostolica, in un periodo in cui tali attributi sono drammaticamente contestati. Anticipando le conclusioni, si cercherà di sostenere che l’intera chiesa della Sapienza, alle fondamenta alla cuspide metallica, sia un’organica metafora architettonica del concetto di sapientia elaborato da Tommaso d’Aquino (figg. 20-21): la pianta mistilinea rappresenta il Dio trinitario personificato nel Padre-principium, nel Figlio-sapientia e nello Spirito-caritas, mentre la lanterna è concepita come la torre di un faro da cui si diffonde la luce-parola del Verbo, la quale è comprensibile grazie al nesso sapientia-caritas stabilita dall’aquinate. Il concetto tomista, tuttavia, esula dall’astratta dottrina per materializzarsi in un’architettura che vuole proclamare il primato assoluto, spirituale e storico, della Chiesa Romana e del suo presule, compiutamente costituitosi nella Pentecoste, la quale è ― appunto ― la massima epifania del rapporto sapientia-caritas. A questa iconologia primaria vengono coordinati i motivi araldici distribuiti nelle tre fasi costruttive: nella prima (1641-1644) Borromini imposta la pianta triangolare in aequivocatio8 con l’ape barberiniana, che ha comprovati legami con la Trinità; nella seconda (1652-1653) compone la lanterna-faro della sapientia-caritas, integrandovi la colomba Pamphilj equivocata con lo Spirito pentecostale; nella terza (1659-1664) distribuisce l’emblematica di Alessandro VII sul corpo simbolico ormai definito, senza contraddirlo. I varî segni che si sovrappongono nelle tre fasi sono in ogni caso organici, convergenti, univoci, mentre le poche diversioni di età chigiana sono semanticamente marginali.

Teologia tomista ed esaltazione pontificia nella chiesa borrominiana della Sapienza

federico bellini
In corso di stampa

Abstract

L’iconologia della Sapienza proposta si basa su tre ipotesi che ritengo plausibili, benché non dimostrate. In primo luogo è da credere che Borromini e chi lo ha consigliato abbiano voluto esprimere un significato chiaro, comprensibile (almeno ai cólti) e alieno da ogni esoterismo: un nucleo simbolico forte, denotativo, ma disponibile ad accogliere simbologie complementari secondo la strutturata gerarchia polisemica che è tipica delle maggiori opere barocche, e in particolare delle borrominiane. In secondo luogo, non pare così assurdo che l’edificio di culto dello Studium Vrbis, dedicato alla Sapienza divina, abbia un qualche rapporto iconografico con il concetto di divina sapientia elaborato dalla teologia dominante lo Studium Vrbis (altrimenti noto come “la Sapienza”) che da oltre tre secoli dottorava in Theologia. In terzo luogo, sembra ragionevole che le forme della cappella cerimoniale dello Studium Vrbis ― istituzione del tutto sottomessa all’autorità pontificia ― esaltino il primato della Chiesa Romana, che è Una, Santa, Cattolica e Apostolica, in un periodo in cui tali attributi sono drammaticamente contestati. Anticipando le conclusioni, si cercherà di sostenere che l’intera chiesa della Sapienza, alle fondamenta alla cuspide metallica, sia un’organica metafora architettonica del concetto di sapientia elaborato da Tommaso d’Aquino (figg. 20-21): la pianta mistilinea rappresenta il Dio trinitario personificato nel Padre-principium, nel Figlio-sapientia e nello Spirito-caritas, mentre la lanterna è concepita come la torre di un faro da cui si diffonde la luce-parola del Verbo, la quale è comprensibile grazie al nesso sapientia-caritas stabilita dall’aquinate. Il concetto tomista, tuttavia, esula dall’astratta dottrina per materializzarsi in un’architettura che vuole proclamare il primato assoluto, spirituale e storico, della Chiesa Romana e del suo presule, compiutamente costituitosi nella Pentecoste, la quale è ― appunto ― la massima epifania del rapporto sapientia-caritas. A questa iconologia primaria vengono coordinati i motivi araldici distribuiti nelle tre fasi costruttive: nella prima (1641-1644) Borromini imposta la pianta triangolare in aequivocatio8 con l’ape barberiniana, che ha comprovati legami con la Trinità; nella seconda (1652-1653) compone la lanterna-faro della sapientia-caritas, integrandovi la colomba Pamphilj equivocata con lo Spirito pentecostale; nella terza (1659-1664) distribuisce l’emblematica di Alessandro VII sul corpo simbolico ormai definito, senza contraddirlo. I varî segni che si sovrappongono nelle tre fasi sono in ogni caso organici, convergenti, univoci, mentre le poche diversioni di età chigiana sono semanticamente marginali.
In corso di stampa
978-88-97610-55-7
Francesco Borromini, architettura barocca romana, Sant'Ivo alla Sapienza, Tommaso d'Aquino, teologia scolastica
268
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11581/500825
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