La crisi economica e le limitazioni di superfici disponibili circoscrivono questo tipo di interventi al campo della mera realtà. La necessità di rielaborare i materiali del presente per potersi proiettare nel futuro, e la relativa “prossimità”, in termini temporali e visivi, degli scenari a venire, inibiscono gli slanci verso rinnovati orizzonti, in una condizione di impatto continuo col reale. Se pur immerso nella materia delle cose, il re-cycle possiede allo stesso tempo una matrice astratta e immateriale, che emerge nel suo manifestarsi come categoria di pensiero, disponibile alla rielaborazione, anche virtuale, di resti e frammenti. Ne fa da prova la proposta di ricicla- re True-topia, un brano di città immaginario e nei fatti inesistente, che traduce la possibilità di usare il riciclo come un dispositivo concettuale piuttosto che come una strategia progettuale, a prescindere dal grado di realtà del contesto in cui si applica. Desunta da alcuni elementi reali estrapolati dal contesto della città adriatica, ricomposti e riposizionati, True-topia è il risultato di un’operazione puramente concettuale che restituisce un tassello immaginario, inesistente nei fatti ma allo stesso tempo terribilmente reale. Alcune situazioni emblematiche, rinvenute nella fascia costiera che va dalle Marche all’Abruzzo, sono scelte come casi studio, come elementi “ideal-tipici” strettamente appartenenti al contesto locale, ma allo stesso tempo rappresentativi di una condizione generale di disuso e sottoutilizzo della recente sovrapproduzione edilizia. Il collage di tali situazioni restituisce una città adriatica analoga, un campo di sperimentazione in cui la dimensione virtuale mette in scena un’iper-realtà, uno scenario che distilla e potenzia la concretezza degli aspetti reali.
Fatti. Non solo interpretazioni
giulia menzietti
2014-01-01
Abstract
La crisi economica e le limitazioni di superfici disponibili circoscrivono questo tipo di interventi al campo della mera realtà. La necessità di rielaborare i materiali del presente per potersi proiettare nel futuro, e la relativa “prossimità”, in termini temporali e visivi, degli scenari a venire, inibiscono gli slanci verso rinnovati orizzonti, in una condizione di impatto continuo col reale. Se pur immerso nella materia delle cose, il re-cycle possiede allo stesso tempo una matrice astratta e immateriale, che emerge nel suo manifestarsi come categoria di pensiero, disponibile alla rielaborazione, anche virtuale, di resti e frammenti. Ne fa da prova la proposta di ricicla- re True-topia, un brano di città immaginario e nei fatti inesistente, che traduce la possibilità di usare il riciclo come un dispositivo concettuale piuttosto che come una strategia progettuale, a prescindere dal grado di realtà del contesto in cui si applica. Desunta da alcuni elementi reali estrapolati dal contesto della città adriatica, ricomposti e riposizionati, True-topia è il risultato di un’operazione puramente concettuale che restituisce un tassello immaginario, inesistente nei fatti ma allo stesso tempo terribilmente reale. Alcune situazioni emblematiche, rinvenute nella fascia costiera che va dalle Marche all’Abruzzo, sono scelte come casi studio, come elementi “ideal-tipici” strettamente appartenenti al contesto locale, ma allo stesso tempo rappresentativi di una condizione generale di disuso e sottoutilizzo della recente sovrapproduzione edilizia. Il collage di tali situazioni restituisce una città adriatica analoga, un campo di sperimentazione in cui la dimensione virtuale mette in scena un’iper-realtà, uno scenario che distilla e potenzia la concretezza degli aspetti reali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


