Il patrimonio di edifici dismessi e in disuso, il problema del consumo di suolo e lo scenario della crisi economica alimentano il dibattito sulla questione del recycle e sull’urgenza di ripensare i processi di crescita e trasformazione delle città. Nel territorio italiano emerge oggi una presenza consistente di edifici vuoti ed abbandonati. In molti casi si tratta di realtà prive di futuro, che vengono lasciate invecchiare in attesa di una possibile demolizione, di un eventuale progetto di recupero o di un lento consumarsi per deterioramento. Tale scenario si complica ulteriormente quando i contenitori non sono capannoni, magazzini o costruzioni senza qualità, ma piuttosto architetture d’autore, disegnate da progettisti famosi e con una storia, se pur recente, da raccontare. Sono infatti numerosi, in Italia, i resti di alcune opere pubbliche, realizzate nel ventennio che va dagli anni Sessanta e Ottanta del Novecento, rimaste poi incompiute, o finite e mai usate, o abbandonate e in via di demolizione. A monte della complessità e della lentezza procedurale diffuse nei modelli d’intervento sul patrimonio da riqualificare, per questo tipo di materiali la valutazione e la capacità decisionale sembrano complicarsi ulteriormente. Il valore storiografico e la notorietà del progetto e dell’autore si sovrappongono allo status attuale di scheletri in cemento, aggravando la condizione di stasi e di attesa di tali edifici.
Condividere le trasformazioni
Giulia Menzietti
2013-01-01
Abstract
Il patrimonio di edifici dismessi e in disuso, il problema del consumo di suolo e lo scenario della crisi economica alimentano il dibattito sulla questione del recycle e sull’urgenza di ripensare i processi di crescita e trasformazione delle città. Nel territorio italiano emerge oggi una presenza consistente di edifici vuoti ed abbandonati. In molti casi si tratta di realtà prive di futuro, che vengono lasciate invecchiare in attesa di una possibile demolizione, di un eventuale progetto di recupero o di un lento consumarsi per deterioramento. Tale scenario si complica ulteriormente quando i contenitori non sono capannoni, magazzini o costruzioni senza qualità, ma piuttosto architetture d’autore, disegnate da progettisti famosi e con una storia, se pur recente, da raccontare. Sono infatti numerosi, in Italia, i resti di alcune opere pubbliche, realizzate nel ventennio che va dagli anni Sessanta e Ottanta del Novecento, rimaste poi incompiute, o finite e mai usate, o abbandonate e in via di demolizione. A monte della complessità e della lentezza procedurale diffuse nei modelli d’intervento sul patrimonio da riqualificare, per questo tipo di materiali la valutazione e la capacità decisionale sembrano complicarsi ulteriormente. Il valore storiografico e la notorietà del progetto e dell’autore si sovrappongono allo status attuale di scheletri in cemento, aggravando la condizione di stasi e di attesa di tali edifici.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


