Da sempre l’architettura e l’urbanistica si contaminano con altri saperi e altre discipline. Nel contesto attuale le ripetute incursioni in altri campi disciplinari si configurano come gli strumenti di un nuovo atteggiamento e di una rinnovata attitudine del progetto, e in questo senso sembrano caricarsi di un ulteriore grado di complessità e interesse. L’attuale consistenza del patrimonio inutilizzato e la mancanza di suoli disponibili e di occasioni per costruire ex-novo gettano le basi per un’inversione di rotta nei processi di trasformazione urbana: le pratiche additive e le prospettive di crescita lasciano la scena al progetto di riciclo e modificazione dell’esistente. Tale condizione mette in crisi gli apparati tradizionali dell’architettura e dell’urbanistica e chiede un aggiornamento degli strumenti e delle pratiche del progetto. In questo senso le incursioni e gli sconfinamenti in altri saperi risultano necessari a tracciare le coordinate di interpretazione del reale e a definire le nuove strategie di crescita di trasformazione urbana. La recente operazione che ha trasformato il terminal abbandonato della stazione Ostiense di Roma nell’affollatissimo emporio del cibo Eataly è paradigmatica di quelle che saranno le prossime “prestazioni” chieste al progetto dello spazio. In questo tipo di operazioni al progettista non si chiede più il disegno del manufatto, ma la prefigurazione del programma, e in questa dimensione strategica risiede il potenziale insito nei processi di ibridazione delle competenze e dei saperi. Gli sconfinamenti e le incursioni del progetto in altri campi diventano il presupposto, nel contesto attuale, per mettere in scena nuove possibilità, per proiettarsi in nuovi scenari.
Nomadismi concettuali e visioni strategiche come dispositivi per reagire alla crisi
giulia menzietti
2015-01-01
Abstract
Da sempre l’architettura e l’urbanistica si contaminano con altri saperi e altre discipline. Nel contesto attuale le ripetute incursioni in altri campi disciplinari si configurano come gli strumenti di un nuovo atteggiamento e di una rinnovata attitudine del progetto, e in questo senso sembrano caricarsi di un ulteriore grado di complessità e interesse. L’attuale consistenza del patrimonio inutilizzato e la mancanza di suoli disponibili e di occasioni per costruire ex-novo gettano le basi per un’inversione di rotta nei processi di trasformazione urbana: le pratiche additive e le prospettive di crescita lasciano la scena al progetto di riciclo e modificazione dell’esistente. Tale condizione mette in crisi gli apparati tradizionali dell’architettura e dell’urbanistica e chiede un aggiornamento degli strumenti e delle pratiche del progetto. In questo senso le incursioni e gli sconfinamenti in altri saperi risultano necessari a tracciare le coordinate di interpretazione del reale e a definire le nuove strategie di crescita di trasformazione urbana. La recente operazione che ha trasformato il terminal abbandonato della stazione Ostiense di Roma nell’affollatissimo emporio del cibo Eataly è paradigmatica di quelle che saranno le prossime “prestazioni” chieste al progetto dello spazio. In questo tipo di operazioni al progettista non si chiede più il disegno del manufatto, ma la prefigurazione del programma, e in questa dimensione strategica risiede il potenziale insito nei processi di ibridazione delle competenze e dei saperi. Gli sconfinamenti e le incursioni del progetto in altri campi diventano il presupposto, nel contesto attuale, per mettere in scena nuove possibilità, per proiettarsi in nuovi scenari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


