La nomina dell’anno 2018 come European Year of Cultural Heritage ribadisce l’attenzione crescente che l’Europa e il mondo stanno mostrando verso il tema del patrimonio. Collocabile in una sfera sia materiale che immateriale, il concetto di heritage sta divenendo una realtà ampia e inclusiva, sempre più legata a nuovi circuiti economici e produttivi. Dietro al significato forte e inequivocabile, legato a un carattere d’identità culturale, questo tema rivela una condizione estremamente fragile e mutevole, tangibile soprattutto nel patrimonio materiale, ovvero in tutto quanto è stato o sta per essere costruito, e in tutto ciò che abbiamo ereditato e stiamo lasciando a chi verrà. Diverse sono le manifestazioni di questa condizione di fragilità, che negli ultimi tempi ha coinvolto architetture, infrastrutture e città della nostra penisola: gli eventi sismici che dal 2009 a oggi hanno ridotto in polvere diverse realtà dell’Italia centrale; il fenomeno della crisi economica che ha svuotato capannoni e centri produttivi, cambiando il volto di centri e periferie; e ancora l’enigmatica presenza di edifici d’autore realizzati tra gli anni sessanta e ottanta e oggi in disuso e abbandono, testimonianze dell’incapacità di un certo tipo di architettura di scontrarsi con la realtà. Si tratta di fattori esogeni ed endogeni del progetto che stanno depositando ruderi, resti e rovine dai significati labili e mutevoli, espressioni di linguaggi recenti ma ormai incomprensibili, scatole vuote per le quali risulta particolarmente difficile trovare soluzioni. Ricostruzioni che non riescono a partire, operazioni di re-cycle che ancora faticano a farsi strada, procedure per il riconoscimento d’interesse e di tutela tremendamente distanti dalle traiettorie della città contemporanea: segnali evidenti che misurano l’inadeguatezza degli strumenti canonici del progetto rispetto realtà così insolite ed eterogenee. Questi materiali fragili ridefiniscono i contorni di quello che oggi chiamiamo heritage, e chiedono con urgenza nuovi strumenti e nuove risposte del progetto contemporaneo.

Anche le statue muoiono

giulia menzietti
2019-01-01

Abstract

La nomina dell’anno 2018 come European Year of Cultural Heritage ribadisce l’attenzione crescente che l’Europa e il mondo stanno mostrando verso il tema del patrimonio. Collocabile in una sfera sia materiale che immateriale, il concetto di heritage sta divenendo una realtà ampia e inclusiva, sempre più legata a nuovi circuiti economici e produttivi. Dietro al significato forte e inequivocabile, legato a un carattere d’identità culturale, questo tema rivela una condizione estremamente fragile e mutevole, tangibile soprattutto nel patrimonio materiale, ovvero in tutto quanto è stato o sta per essere costruito, e in tutto ciò che abbiamo ereditato e stiamo lasciando a chi verrà. Diverse sono le manifestazioni di questa condizione di fragilità, che negli ultimi tempi ha coinvolto architetture, infrastrutture e città della nostra penisola: gli eventi sismici che dal 2009 a oggi hanno ridotto in polvere diverse realtà dell’Italia centrale; il fenomeno della crisi economica che ha svuotato capannoni e centri produttivi, cambiando il volto di centri e periferie; e ancora l’enigmatica presenza di edifici d’autore realizzati tra gli anni sessanta e ottanta e oggi in disuso e abbandono, testimonianze dell’incapacità di un certo tipo di architettura di scontrarsi con la realtà. Si tratta di fattori esogeni ed endogeni del progetto che stanno depositando ruderi, resti e rovine dai significati labili e mutevoli, espressioni di linguaggi recenti ma ormai incomprensibili, scatole vuote per le quali risulta particolarmente difficile trovare soluzioni. Ricostruzioni che non riescono a partire, operazioni di re-cycle che ancora faticano a farsi strada, procedure per il riconoscimento d’interesse e di tutela tremendamente distanti dalle traiettorie della città contemporanea: segnali evidenti che misurano l’inadeguatezza degli strumenti canonici del progetto rispetto realtà così insolite ed eterogenee. Questi materiali fragili ridefiniscono i contorni di quello che oggi chiamiamo heritage, e chiedono con urgenza nuovi strumenti e nuove risposte del progetto contemporaneo.
2019
9788849236675
Heritage, Rovine, Re-cycle
273
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