Selezionare cosa portare con sé nel "Paese delle ultime cose", costruire un archivio per il futuro, scegliere come equipaggiarsi per un salto nell’ignoto: è questo quanto richiesto dalla call "Memorabilia. Nel paese delle ultime cose", che si è poi trasformata in un convegno e in una mostra, tenuti a Mendrisio presso l'Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana, e pubblicati poi nel diciottesimo volume della collana della ricerca PRIN "Re-cycle Italy". L’archivio stesso viene riciclato, liberato da quella patina di polvere che oggi spesso ne offusca il significato, e trasformato in un laboratorio sperimentale, dove si ricicla l’esistente. Se l’archivio diviene dunque il mezzo, e i dati dell’esperienza i materiali, la possibilità cui si affida questo processo di riciclo del reale e disegno del futuro è contenuta tutta nell’immaginazione. Un’immaginazione rivista e reinterpretata, silente e sommessa rispetto a quella di altre stagioni passate, con meno ambizioni verso trasformazioni radicali ma con la sfida di costruire il futuro con i materiali del presente. Gli oggetti, i libri e le opere proposti dai contributi di questa call disegnano un quadro di elementi selezionati proprio per la capacità di “rilanciare i meccanismi dell’immaginazione” (L. Battista) e di attivare “sentimenti di nostalgia e vertigine per un mondo che non abbiamo mai vissuto ma desideriamo proiettare nel futuro” (A. Petracchin).
L’orologio
giulia menzietti
2016-01-01
Abstract
Selezionare cosa portare con sé nel "Paese delle ultime cose", costruire un archivio per il futuro, scegliere come equipaggiarsi per un salto nell’ignoto: è questo quanto richiesto dalla call "Memorabilia. Nel paese delle ultime cose", che si è poi trasformata in un convegno e in una mostra, tenuti a Mendrisio presso l'Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana, e pubblicati poi nel diciottesimo volume della collana della ricerca PRIN "Re-cycle Italy". L’archivio stesso viene riciclato, liberato da quella patina di polvere che oggi spesso ne offusca il significato, e trasformato in un laboratorio sperimentale, dove si ricicla l’esistente. Se l’archivio diviene dunque il mezzo, e i dati dell’esperienza i materiali, la possibilità cui si affida questo processo di riciclo del reale e disegno del futuro è contenuta tutta nell’immaginazione. Un’immaginazione rivista e reinterpretata, silente e sommessa rispetto a quella di altre stagioni passate, con meno ambizioni verso trasformazioni radicali ma con la sfida di costruire il futuro con i materiali del presente. Gli oggetti, i libri e le opere proposti dai contributi di questa call disegnano un quadro di elementi selezionati proprio per la capacità di “rilanciare i meccanismi dell’immaginazione” (L. Battista) e di attivare “sentimenti di nostalgia e vertigine per un mondo che non abbiamo mai vissuto ma desideriamo proiettare nel futuro” (A. Petracchin).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


