Nel contesto della ricerca nazionale PRIN “Re-cycle Italy”, all’interno del volume costruito come dizionario illustrato teso agli approfondimenti teorici del re-cycle, il contributo analizza la parola “Resti”. Attraverso un ampio excursus che, partendo da Simmel e Freud e, muovendosi in vari campi disciplinari, approda a Koolhaas e alle teorie del presentismo, si disvela l’ampia pregnanza del termine e dei suoi significati. Resti, macerie e rovine sembrano fondersi e amalgamarsi nella generica dimensione della preesistenza, e diventano una categoria interpretativa del momento presente. Alla spinta immaginifica verso il futuro si sostituisce oggi la necessità di descrivere ed elaborare il presente, senza sguardi retrospettivi o proiezioni verso scenari a venire, ma semplicemente rielaborando quello che c’è già. Il “presentismo” (Hartog 2003), la stagione del pensiero del “nuovo realismo” (Ferraris 2013) e l’attuale “fame di realtà” (Shields 2010) mettono in luce la necessità di ripartire da quanto già dato, costruendo il mondo a partire dall’esistente e affidando a ciò che resta la capacità di disegnare le relazioni che il presente instaura col passato e col futuro.
Resti, Remains
Giulia Menzietti
2016-01-01
Abstract
Nel contesto della ricerca nazionale PRIN “Re-cycle Italy”, all’interno del volume costruito come dizionario illustrato teso agli approfondimenti teorici del re-cycle, il contributo analizza la parola “Resti”. Attraverso un ampio excursus che, partendo da Simmel e Freud e, muovendosi in vari campi disciplinari, approda a Koolhaas e alle teorie del presentismo, si disvela l’ampia pregnanza del termine e dei suoi significati. Resti, macerie e rovine sembrano fondersi e amalgamarsi nella generica dimensione della preesistenza, e diventano una categoria interpretativa del momento presente. Alla spinta immaginifica verso il futuro si sostituisce oggi la necessità di descrivere ed elaborare il presente, senza sguardi retrospettivi o proiezioni verso scenari a venire, ma semplicemente rielaborando quello che c’è già. Il “presentismo” (Hartog 2003), la stagione del pensiero del “nuovo realismo” (Ferraris 2013) e l’attuale “fame di realtà” (Shields 2010) mettono in luce la necessità di ripartire da quanto già dato, costruendo il mondo a partire dall’esistente e affidando a ciò che resta la capacità di disegnare le relazioni che il presente instaura col passato e col futuro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


