La conferenza generale dell’Unesco del 2003 stabilisce una Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, aprendo le maglie della sua rete anche a quelle pratiche che si tramandano per via orale e che costituiscono dei caratteri identitari della storia delle comunità. Il cibo appartiene al patrimonio immateriale per la sua capacità di produrre relazioni, per i suoi aspetti simbolici, per i rituali e le forme connessi, insomma per la sua capacità di produrre cultura. Riconosciuto a tutti gli effetti come heritage, entra in una cornice economico- giuridica che coinvolge il territorio e la comunità attraverso varie modalità: l’impiego di nuovi significati con i quali rileggere alcuni saperi culinari, una rinnovata percezione del paesaggio, sempre più associato a prodotti e processi produttivi, e un processo di monetizzazione dei prodotti del territorio, della cultura e del paesaggio, beni altrimenti inalienabili. Da questi aspetti emerge il consolidarsi di una nuova visione del cibo, che si emancipa dagli aspetti esclusivamente legati alla sopravvivenza e alla produzione, ed entra in un contesto intellettuale, vicino alle relazioni con l’arte, la moda e il design.

Cibo come patrimonio

Giulia Menzietti
2017-01-01

Abstract

La conferenza generale dell’Unesco del 2003 stabilisce una Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, aprendo le maglie della sua rete anche a quelle pratiche che si tramandano per via orale e che costituiscono dei caratteri identitari della storia delle comunità. Il cibo appartiene al patrimonio immateriale per la sua capacità di produrre relazioni, per i suoi aspetti simbolici, per i rituali e le forme connessi, insomma per la sua capacità di produrre cultura. Riconosciuto a tutti gli effetti come heritage, entra in una cornice economico- giuridica che coinvolge il territorio e la comunità attraverso varie modalità: l’impiego di nuovi significati con i quali rileggere alcuni saperi culinari, una rinnovata percezione del paesaggio, sempre più associato a prodotti e processi produttivi, e un processo di monetizzazione dei prodotti del territorio, della cultura e del paesaggio, beni altrimenti inalienabili. Da questi aspetti emerge il consolidarsi di una nuova visione del cibo, che si emancipa dagli aspetti esclusivamente legati alla sopravvivenza e alla produzione, ed entra in un contesto intellettuale, vicino alle relazioni con l’arte, la moda e il design.
2017
9788822901279
cibo, architettura, patrimonio
268
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