Le trasformazioni del paesaggio adriatico ci raccontano una vicenda comune a molte delle località allineate senza interruzione di continuità lungo la linea di costa. Una metropoli continua che, con poche interruzioni, dal Gargano sale su fino al delta del Po creando fortissime relazioni tra l’entroterra e le valli fluviali che si addentrano negli Appennini. Prima la trasformazione dell’economia di produzione in economia di mercato ne ha modificato i connotati insediativi, poi la crisi economica e occupazionale ne ha messo a rischio l’esistenza stessa. Oggi, dopo settanta anni, esaurita la carica attrattiva fondata esclusivamente sulla oramai ridotta lingua sabbiosa costiera, l’industria turistica “moderna” deve saper uscire definitivamente dalla logica della stanzialità e temporalità ed entrare nel vivo di un programma integrato di profonda trasformazione e rigenerazione urbano/territoriale dove anche le tracce dei nuclei storici fondativi, seppur privi di localizzazioni “mozzafiato” o qualità architettoniche straordinarie, possano giocare un ruolo consapevole. Luoghi perennemente sospesi tra crisi e rilancio, tra paura e speranza, eppure ricchi di un importante credito di esperienze e di un ampio patrimonio di risorse che, come suggerisce Umberto Cao, gli occhi dell’architetto, raccontandone la storia, indagando le ragioni e immaginandone il destino con atteggiamento “laico”, senza eccessi celebrativi, ma neppure pregiudizi ideologici o ambientali, deve sapere cogliere.

Nel “cono d’ombra” della città adriatica La conservazione come risposta ai cambiamenti del mondo.

Ludovico Romagni
2025-01-01

Abstract

Le trasformazioni del paesaggio adriatico ci raccontano una vicenda comune a molte delle località allineate senza interruzione di continuità lungo la linea di costa. Una metropoli continua che, con poche interruzioni, dal Gargano sale su fino al delta del Po creando fortissime relazioni tra l’entroterra e le valli fluviali che si addentrano negli Appennini. Prima la trasformazione dell’economia di produzione in economia di mercato ne ha modificato i connotati insediativi, poi la crisi economica e occupazionale ne ha messo a rischio l’esistenza stessa. Oggi, dopo settanta anni, esaurita la carica attrattiva fondata esclusivamente sulla oramai ridotta lingua sabbiosa costiera, l’industria turistica “moderna” deve saper uscire definitivamente dalla logica della stanzialità e temporalità ed entrare nel vivo di un programma integrato di profonda trasformazione e rigenerazione urbano/territoriale dove anche le tracce dei nuclei storici fondativi, seppur privi di localizzazioni “mozzafiato” o qualità architettoniche straordinarie, possano giocare un ruolo consapevole. Luoghi perennemente sospesi tra crisi e rilancio, tra paura e speranza, eppure ricchi di un importante credito di esperienze e di un ampio patrimonio di risorse che, come suggerisce Umberto Cao, gli occhi dell’architetto, raccontandone la storia, indagando le ragioni e immaginandone il destino con atteggiamento “laico”, senza eccessi celebrativi, ma neppure pregiudizi ideologici o ambientali, deve sapere cogliere.
2025
979-12-5590-193-8
273
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