In Italia sono ben documentati e studiati fenomeni di progressiva appropriazione “spontanea” (prima temporanea poi permanente), di spazi o luoghi comuni che subiscono un processo di lenta e inesorabile privatizzazione. Inizialmente spuntano magari delle sedie, poi un tavolo, un ombrellone, quindi un capanno e alla fine, tra un condono e una ristrutturazione, c’è una stanza in più. La temporaneità, insomma, si tramuta spesso in permanenza. Le ragioni sono molteplici, facilmente intuibili e in sostanza riconducibili al punto di vista (alquanto materialistico ed egoistico) del singolo individuo o piccolo gruppo – con un orizzonte di breve o medio termine – alla continua ricerca del possibile miglioramento del proprio comfort particolare. La riflessione sul “temporaneo” del post-sisma 2016 ci dimostra che questa tensione “spontanea” e “naturale” verso la permanenza non è sempre positiva, soprattutto se ragioniamo in termini di collettività. In tal senso, dovremmo invece rivalutare il temporaneo come mezzo utile e giusto per raggiungere traguardi e benefici comuni e duraturi. Il vero temporaneo può essere sinonimo di sostenibile, può ridurre il consumo di suolo e alleggerire la nostra impronta ecologica. Può magari accrescere la consapevolezza che, come è noto, ogni generazione è in debito verso i propri figli della terra e del suolo che ha ricevuto da loro, temporaneamente, in prestito.

Implicazioni ed eredità del “temporaneo” nel contesto post-sisma 2016 del Centro Italia

Flavio Stimilli
;
Massimo Sargolini
2024-01-01

Abstract

In Italia sono ben documentati e studiati fenomeni di progressiva appropriazione “spontanea” (prima temporanea poi permanente), di spazi o luoghi comuni che subiscono un processo di lenta e inesorabile privatizzazione. Inizialmente spuntano magari delle sedie, poi un tavolo, un ombrellone, quindi un capanno e alla fine, tra un condono e una ristrutturazione, c’è una stanza in più. La temporaneità, insomma, si tramuta spesso in permanenza. Le ragioni sono molteplici, facilmente intuibili e in sostanza riconducibili al punto di vista (alquanto materialistico ed egoistico) del singolo individuo o piccolo gruppo – con un orizzonte di breve o medio termine – alla continua ricerca del possibile miglioramento del proprio comfort particolare. La riflessione sul “temporaneo” del post-sisma 2016 ci dimostra che questa tensione “spontanea” e “naturale” verso la permanenza non è sempre positiva, soprattutto se ragioniamo in termini di collettività. In tal senso, dovremmo invece rivalutare il temporaneo come mezzo utile e giusto per raggiungere traguardi e benefici comuni e duraturi. Il vero temporaneo può essere sinonimo di sostenibile, può ridurre il consumo di suolo e alleggerire la nostra impronta ecologica. Può magari accrescere la consapevolezza che, come è noto, ogni generazione è in debito verso i propri figli della terra e del suolo che ha ricevuto da loro, temporaneamente, in prestito.
2024
9788832080827
ricostruzione post-sisma; temporaneità; soluzioni abitative emergenziali; espansione urbana; consumo di suolo.
268
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