Tra le architetture che maggiormente beneficiano dell’indagine fotografica per agevolarne la comprensione della loro spazialità si possono annoverare le opere di Francesco Borromini (1599-1667). Infatti attraverso la fotografia si può cogliere l’articolata sequenza degli ambienti interni caratteristica della sua produzione, assieme alla plasticità delle superfici, alla cura esecutiva degli intonaci e alla simbologia contenuta nella decorazione. E se la ripresa ravvicinata ha contribuito a far apprezzare la qualità dei dettagli, la sequenza degli edifici nella quale si inseriscono le costruzioni borrominiane nella trama urbana aiutano a valutare il loro rapporto con la città. Quindi la plasticità delle modanature e l’incidenza dei chiaroscuri vengono in qualche modo esaltate dal mezzo fotografico, in un rapporto tra elemento scultoreo e architettonico che troviamo solo nei lavori di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), di Antoni Gaudì (1852-1926) e, successivamente, in Frank Gehry (n. 1929). Non a caso le loro produzioni edilizie hanno beneficiato di celebri servizi fotografici. Tornando a Borromini, c’è da sottolineare come sia oggi finalmente considerato come uno dei più significativi artisti del Seicento assieme a Giovan Lorenzo Bernini (1598-1680) e a Pietro Berrettini da Cortona (1596-1669). Tale giudizio viene alimentato dal carattere innovativo e originale del suo lavoro che, come peraltro affermato dallo stesso Borromini, non si sarebbe “posto a questa professione col fine di essere solo copista”

Fotografando Borromini in bianco e nero. La rappresentazione della spazialità nelle sue opere iconiche

Giuseppe Bonaccorso
2024-01-01

Abstract

Tra le architetture che maggiormente beneficiano dell’indagine fotografica per agevolarne la comprensione della loro spazialità si possono annoverare le opere di Francesco Borromini (1599-1667). Infatti attraverso la fotografia si può cogliere l’articolata sequenza degli ambienti interni caratteristica della sua produzione, assieme alla plasticità delle superfici, alla cura esecutiva degli intonaci e alla simbologia contenuta nella decorazione. E se la ripresa ravvicinata ha contribuito a far apprezzare la qualità dei dettagli, la sequenza degli edifici nella quale si inseriscono le costruzioni borrominiane nella trama urbana aiutano a valutare il loro rapporto con la città. Quindi la plasticità delle modanature e l’incidenza dei chiaroscuri vengono in qualche modo esaltate dal mezzo fotografico, in un rapporto tra elemento scultoreo e architettonico che troviamo solo nei lavori di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), di Antoni Gaudì (1852-1926) e, successivamente, in Frank Gehry (n. 1929). Non a caso le loro produzioni edilizie hanno beneficiato di celebri servizi fotografici. Tornando a Borromini, c’è da sottolineare come sia oggi finalmente considerato come uno dei più significativi artisti del Seicento assieme a Giovan Lorenzo Bernini (1598-1680) e a Pietro Berrettini da Cortona (1596-1669). Tale giudizio viene alimentato dal carattere innovativo e originale del suo lavoro che, come peraltro affermato dallo stesso Borromini, non si sarebbe “posto a questa professione col fine di essere solo copista”
2024
978-88-9377-316-4
268
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