19TH CENTURY FORTS IN ROME: SOME NOTES AND AN INITIAL DISCUSSION OF WALL CONSTRUCTION TECHNIQUES In 1877, Royal Decree n. 4007 sanctioned the construction of an entrenched fortification to defend Rome. The system foresaw fifteen front-line forts and three second-line batteries strategically located in the hills to defend the consular roads and built along the perimeter of an imaginary circumference inscribing the centre of the capital. The general planning was directed by Luigi Garavaglia and his group between 1871 and 1877, while from 1877 to 1885 Luigi Durant de la Penne and a new workgroup took over. Although the forts are all similar to each other, each has its own architectural and technological features that are noticeable in the use of different types of wall, in their design and elevation, as well as in the choice of roofing, water disposal systems and ventilation, etc. In particular, the decision as to which building materials were to be used in the construction of the main wall types is clearly dependent on the geological nature of the Roman subsoil. The fortified structures are constructed with the material extracted from the very sites on which they were built or available in the immediate vicinity. Then, as regards the size of the stones and the masonry equipment, almost all the Roman forts, with very few exceptions, are built with rectangular stone blocks. While clay-bricks or ashlars are used in the jack arches over the door and window openings or in the corners of buildings, clay-bricks are also used for the construction of arches and vaults. Also worth noting is the fact that a mixture of materials were used for the battlements of forts erected especially in the first phase, which have horizontal rows of stone blocks and also layers of bricks. On the contrary, most of the battlements dating from the second phase were made either in stone or just in brick. In sum, we could say that in a moment of great cultural ferment, the masonry construction techniques used to build these forts are in an intermediate phase that seems in large part to preserve the characteristics of a traditional nineteenth-century construction site. As far as their general design is concerned, they are subject to reasoning and criteria which, as the treatises of that time also demonstrate, are codified and supra-local.

Nel 1877, con Regio Decreto n. 4007, si deliberò la costruzione di un campo trincerato a difesa di Roma. Un sistema nel quale quindici forti di prima linea e tre batterie in posizione arretrata vennero strategicamente distribuiti sulle alture, a difesa delle vie consolari, lungo il perimetro di una circonferenza ideale che inscrive il centro della capitale. La progettazione generale fra il 1871 e il 1877 fu diretta da Luigi Garavaglia e dal suo gruppo, mentre dal 1877 al 1885 subentrò Luigi Durant de la Penne e un nuovo gruppo di lavoro. Per quanto simili fra di loro, i forti hanno caratteristiche architettoniche e tecnologiche proprie che si evidenziano nell’impiego di differenti tipologie murarie, nella varietà del disegno generale e dei particolari degli alzati, così come nella scelta delle coperture, dei sistemi di smaltimento delle acque e di areazione ecc. Nella definizione, in particolare, delle principali tipologie murarie, per quanto riguarda i componenti costruttivi, è evidente che la natura geologica del sottosuolo romano si riflette nelle strutture fortificate realizzate con il materiale estratto dai siti stessi nei quali vengono costruiti o disponibile nelle immediate vicinanze. Per quanto concerne, poi, la pezzatura degli elementi e l’apparecchiatura muraria, emerge che, al di là di rare eccezioni, nei forti di Roma sono prevalentemente utilizzati i blocchi lapidei rettangolari. Mentre i laterizi o i conci in pietra, sono impiegati nelle piattabande delle aperture di vani di porte e finestre o nei risvolti d’angolo del manufatto edilizio; i laterizi vengono impiegati anche per la costruzione di archi e volte. Si rileva inoltre che in particolare nei forti realizzati nella prima fase sono presenti paramenti realizzati con materiale misto, in blocchi lapidei disposti in filari orizzontali e ricorsi di laterizi. Diversamente nei forti costruiti nella seconda fase le murature presentano per lo più paramenti realizzati con materiale omogeneo: o interamente in pietra o in laterizio. In estrema sintesi emerge che in un momento di grande fermento culturale, i forti si pongono, per quanto concerne le tecniche costruttive murarie, in una fase intermedia che sembra in buona parte conservare i caratteri del cantiere tradizionale ottocentesco e, per quanto riguarda la progettazione generale, rispondono a logiche e criteri che, come attesta anche la trattatistica dell’epoca, sono codificati e sovralocalistici.

I forti ottocenteschi a Roma: cenni e spunti di approfondimento sulle tecniche costruttive murarie

maria giovanna putzu
Primo
2020

Abstract

Nel 1877, con Regio Decreto n. 4007, si deliberò la costruzione di un campo trincerato a difesa di Roma. Un sistema nel quale quindici forti di prima linea e tre batterie in posizione arretrata vennero strategicamente distribuiti sulle alture, a difesa delle vie consolari, lungo il perimetro di una circonferenza ideale che inscrive il centro della capitale. La progettazione generale fra il 1871 e il 1877 fu diretta da Luigi Garavaglia e dal suo gruppo, mentre dal 1877 al 1885 subentrò Luigi Durant de la Penne e un nuovo gruppo di lavoro. Per quanto simili fra di loro, i forti hanno caratteristiche architettoniche e tecnologiche proprie che si evidenziano nell’impiego di differenti tipologie murarie, nella varietà del disegno generale e dei particolari degli alzati, così come nella scelta delle coperture, dei sistemi di smaltimento delle acque e di areazione ecc. Nella definizione, in particolare, delle principali tipologie murarie, per quanto riguarda i componenti costruttivi, è evidente che la natura geologica del sottosuolo romano si riflette nelle strutture fortificate realizzate con il materiale estratto dai siti stessi nei quali vengono costruiti o disponibile nelle immediate vicinanze. Per quanto concerne, poi, la pezzatura degli elementi e l’apparecchiatura muraria, emerge che, al di là di rare eccezioni, nei forti di Roma sono prevalentemente utilizzati i blocchi lapidei rettangolari. Mentre i laterizi o i conci in pietra, sono impiegati nelle piattabande delle aperture di vani di porte e finestre o nei risvolti d’angolo del manufatto edilizio; i laterizi vengono impiegati anche per la costruzione di archi e volte. Si rileva inoltre che in particolare nei forti realizzati nella prima fase sono presenti paramenti realizzati con materiale misto, in blocchi lapidei disposti in filari orizzontali e ricorsi di laterizi. Diversamente nei forti costruiti nella seconda fase le murature presentano per lo più paramenti realizzati con materiale omogeneo: o interamente in pietra o in laterizio. In estrema sintesi emerge che in un momento di grande fermento culturale, i forti si pongono, per quanto concerne le tecniche costruttive murarie, in una fase intermedia che sembra in buona parte conservare i caratteri del cantiere tradizionale ottocentesco e, per quanto riguarda la progettazione generale, rispondono a logiche e criteri che, come attesta anche la trattatistica dell’epoca, sono codificati e sovralocalistici.
978-88-85745-46-9
19TH CENTURY FORTS IN ROME: SOME NOTES AND AN INITIAL DISCUSSION OF WALL CONSTRUCTION TECHNIQUES In 1877, Royal Decree n. 4007 sanctioned the construction of an entrenched fortification to defend Rome. The system foresaw fifteen front-line forts and three second-line batteries strategically located in the hills to defend the consular roads and built along the perimeter of an imaginary circumference inscribing the centre of the capital. The general planning was directed by Luigi Garavaglia and his group between 1871 and 1877, while from 1877 to 1885 Luigi Durant de la Penne and a new workgroup took over. Although the forts are all similar to each other, each has its own architectural and technological features that are noticeable in the use of different types of wall, in their design and elevation, as well as in the choice of roofing, water disposal systems and ventilation, etc. In particular, the decision as to which building materials were to be used in the construction of the main wall types is clearly dependent on the geological nature of the Roman subsoil. The fortified structures are constructed with the material extracted from the very sites on which they were built or available in the immediate vicinity. Then, as regards the size of the stones and the masonry equipment, almost all the Roman forts, with very few exceptions, are built with rectangular stone blocks. While clay-bricks or ashlars are used in the jack arches over the door and window openings or in the corners of buildings, clay-bricks are also used for the construction of arches and vaults. Also worth noting is the fact that a mixture of materials were used for the battlements of forts erected especially in the first phase, which have horizontal rows of stone blocks and also layers of bricks. On the contrary, most of the battlements dating from the second phase were made either in stone or just in brick. In sum, we could say that in a moment of great cultural ferment, the masonry construction techniques used to build these forts are in an intermediate phase that seems in large part to preserve the characteristics of a traditional nineteenth-century construction site. As far as their general design is concerned, they are subject to reasoning and criteria which, as the treatises of that time also demonstrate, are codified and supra-local.
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