Solo il tempo probabilmente ci dirà chi ha ragione e chi torto, tra chi oggi sostiene che i nostri ambienti di vita e i modelli insediativi a cui si ispirano subiranno delle trasformazioni profonde con la pandemia, tanto da generare un declino delle città, e chi invece ritiene che non possiamo rinunciare alle città ,alla densità di relazioni, alle opportunità, agli scambi che in esse avvengono e che le sfide del futuro saranno quelle di contrastare gli effetti indesiderati della densità (quali la congestione e l’inquinamento), di correggere i modelli e le pratiche che hanno dimostrato inefficienza e poca flessibilità, di tornare a frequentare temi come la salute pubblica per ridurre il divario tra persone e luoghi. Nell’articolo si cercherà di comprendere le ragioni che hanno portato alcune città a riflettere sulla necessità di rendere i sistemi urbani più attrattivi, più vicini alle persone e alla natura ( necessità emerse ovunque durante il lockdown), portandole a pianificare una rete di centralità complementari e gerarchiche, articolate in vari gradi di compattezza e di relazioni; rafforzando le stesse centralità a tutte le scale, differenziandole in densità, diversità, prossimità, temporalità, vicinanza alla natura e al verde. Le città di Bologna e di Orléans, sia a livello di scala vasta che a livello di scala locale, nelle loro recenti esperienze di pianificazione ci suggeriscono alcune chiavi di lettura per valutare l’utilità del modello policentrico alla scala territoriale e locale, utili a ipotizzare il futuro della città dopo la pandemia.

DOVE VANNO LE CITTÀ? LA RISCOPERTA DELLE CENTRALITÀ E DELLE FUNZIONI URBANE ESSENZIALI DOPO LA PANDEMIA

Camaioni Chiara;D'Onofrio Rosalba
2020-01-01

Abstract

Solo il tempo probabilmente ci dirà chi ha ragione e chi torto, tra chi oggi sostiene che i nostri ambienti di vita e i modelli insediativi a cui si ispirano subiranno delle trasformazioni profonde con la pandemia, tanto da generare un declino delle città, e chi invece ritiene che non possiamo rinunciare alle città ,alla densità di relazioni, alle opportunità, agli scambi che in esse avvengono e che le sfide del futuro saranno quelle di contrastare gli effetti indesiderati della densità (quali la congestione e l’inquinamento), di correggere i modelli e le pratiche che hanno dimostrato inefficienza e poca flessibilità, di tornare a frequentare temi come la salute pubblica per ridurre il divario tra persone e luoghi. Nell’articolo si cercherà di comprendere le ragioni che hanno portato alcune città a riflettere sulla necessità di rendere i sistemi urbani più attrattivi, più vicini alle persone e alla natura ( necessità emerse ovunque durante il lockdown), portandole a pianificare una rete di centralità complementari e gerarchiche, articolate in vari gradi di compattezza e di relazioni; rafforzando le stesse centralità a tutte le scale, differenziandole in densità, diversità, prossimità, temporalità, vicinanza alla natura e al verde. Le città di Bologna e di Orléans, sia a livello di scala vasta che a livello di scala locale, nelle loro recenti esperienze di pianificazione ci suggeriscono alcune chiavi di lettura per valutare l’utilità del modello policentrico alla scala territoriale e locale, utili a ipotizzare il futuro della città dopo la pandemia.
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