Il testo esprime un’opinione tendenziosa sulla tesi – sintetizzata nel titolo Verso l’era post-digitale del seminario - argomentatamene critica verso la deriva piattamente fotorealistica delle elaborazioni digitali comunemente proposte nelle scuole di design. L’equazione manuale=creativo/espressivo, digitale=piatto/imitativo, avanzata da diversi nostalgici per contrastare la suddetta deriva, viene criticata radicalmente in favore di una decisa scelta di sperimentazione di pratiche inventive squisitamente digitali. A partire da alcune basilari puntualizzazioni circa l’identità essenzialmente inventiva del disegno - vera e propria forma specifica di pensiero immaginale – che precede le sue funzioni referenziali e comunicative, vengono così indicati per esemplificazione alcuni tentativi in progress di tali pratiche inventive, imperniati su un approccio sinteticamente definito “retorico”, capace cioè di far interagire rigorosamente il nesso parole/azioni delle interfacce al fine della manipolazione formativa di figure, ma anche liberamente affidati alla aleatorietà “automatica” delle procedure digitali. Forme, quindi immaginate/generate con la prevedibilità di testi complessi e “produzioni mediate del caso”, quasi come quelle scaturite dall’erranza peculiare del disegno manuale. Un’ultima osservazione è riservata all’attenzione da dedicare, specialmente nell’insegnamento per il design, alle sezioni piane da concepire fin dall’inizio anche come schemi-mosaico di parti distinte e autonomamente producibili, disegni bidimensionali di base suscettibili con programmi avanzati di una modellazione simultaneamente differenziata.

Non siamo nostalgici

CERVELLINI, Francesco;ROSSI, Daniele
2013

Abstract

Il testo esprime un’opinione tendenziosa sulla tesi – sintetizzata nel titolo Verso l’era post-digitale del seminario - argomentatamene critica verso la deriva piattamente fotorealistica delle elaborazioni digitali comunemente proposte nelle scuole di design. L’equazione manuale=creativo/espressivo, digitale=piatto/imitativo, avanzata da diversi nostalgici per contrastare la suddetta deriva, viene criticata radicalmente in favore di una decisa scelta di sperimentazione di pratiche inventive squisitamente digitali. A partire da alcune basilari puntualizzazioni circa l’identità essenzialmente inventiva del disegno - vera e propria forma specifica di pensiero immaginale – che precede le sue funzioni referenziali e comunicative, vengono così indicati per esemplificazione alcuni tentativi in progress di tali pratiche inventive, imperniati su un approccio sinteticamente definito “retorico”, capace cioè di far interagire rigorosamente il nesso parole/azioni delle interfacce al fine della manipolazione formativa di figure, ma anche liberamente affidati alla aleatorietà “automatica” delle procedure digitali. Forme, quindi immaginate/generate con la prevedibilità di testi complessi e “produzioni mediate del caso”, quasi come quelle scaturite dall’erranza peculiare del disegno manuale. Un’ultima osservazione è riservata all’attenzione da dedicare, specialmente nell’insegnamento per il design, alle sezioni piane da concepire fin dall’inizio anche come schemi-mosaico di parti distinte e autonomamente producibili, disegni bidimensionali di base suscettibili con programmi avanzati di una modellazione simultaneamente differenziata.
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