Le aree industriali dismesse hanno superfici estese e occupano posizioni strategiche all’interno del paesaggio urbano contemporaneo. Originariamente isolate e periferiche, le fabbriche, sorte nel secolo scorso in prossimità dei fiumi e dei mari e a diretto contatto con la rete ferroviaria, sono state fagocitate dallo sviluppo urbano e incastonate in una trama viaria di città estese e continue. A partire dal secondo dopoguerra, e in particolare negli anni ’70, gli agglomerati urbani sono cresciuti a dismisura assumendo in alcuni casi una dimensione metropolitana, espressa formalmente da una polverizzazione insediativa che ha trasformato l’intero territorio in un’unica grande città. Le aree industriali dismesse, anche se integrate nella morfologia urbana, hanno mantenuta inalterata una essenza insulare associata all’atto fondativo, un carattere distintivo espresso dalla eccezionalità dei fabbricati, sancito dalla natura dei vuoti e ribadito dalla geometria del recinto. Questa invalicabile linea di confine ha dunque preservato tali aree dalla progressiva espansione urbana, bruscamente interrotta lungo un perimetro su cui si sono attestate parti diverse di città che esprimono un senso di sospensione, come in attesa della grande trasformazione che interesserà l’area delle vecchie fabbriche. Il saggio oltre ad affrontare la questione della dismissione attraverso un approccio teorico si sofferma sulla descrizione di un caso studio: la riconversione del sito dell’ex inceneritore di Pescara in una Città della Musica. Il progetto, esito della settima edizione del concorso internazionale Europan del 2003 (capogruppo Luigi Coccia), è in corso di realizzazione.

Dismissioni

COCCIA, Luigi
2009

Abstract

Le aree industriali dismesse hanno superfici estese e occupano posizioni strategiche all’interno del paesaggio urbano contemporaneo. Originariamente isolate e periferiche, le fabbriche, sorte nel secolo scorso in prossimità dei fiumi e dei mari e a diretto contatto con la rete ferroviaria, sono state fagocitate dallo sviluppo urbano e incastonate in una trama viaria di città estese e continue. A partire dal secondo dopoguerra, e in particolare negli anni ’70, gli agglomerati urbani sono cresciuti a dismisura assumendo in alcuni casi una dimensione metropolitana, espressa formalmente da una polverizzazione insediativa che ha trasformato l’intero territorio in un’unica grande città. Le aree industriali dismesse, anche se integrate nella morfologia urbana, hanno mantenuta inalterata una essenza insulare associata all’atto fondativo, un carattere distintivo espresso dalla eccezionalità dei fabbricati, sancito dalla natura dei vuoti e ribadito dalla geometria del recinto. Questa invalicabile linea di confine ha dunque preservato tali aree dalla progressiva espansione urbana, bruscamente interrotta lungo un perimetro su cui si sono attestate parti diverse di città che esprimono un senso di sospensione, come in attesa della grande trasformazione che interesserà l’area delle vecchie fabbriche. Il saggio oltre ad affrontare la questione della dismissione attraverso un approccio teorico si sofferma sulla descrizione di un caso studio: la riconversione del sito dell’ex inceneritore di Pescara in una Città della Musica. Il progetto, esito della settima edizione del concorso internazionale Europan del 2003 (capogruppo Luigi Coccia), è in corso di realizzazione.
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