Il lavoro ha ad oggetto lo studio delle tutele collettive dei consumatori nell’ordinamento italiano; in particolare si analizza la nuova azione di classe mettendo in risalto le differenze tra quest’ultima e l’azione collettiva inibitoria. Si esamina anche il fondamento di questa forma di tutela, ravvisabile sia in un’esigenza di effettiva applicazione del valore di cui all’art. 24 Cost., sia in un’esigenza di maggiore efficienza dell’amministrazione della giustizia. Lo studio si concentra poi sull’illecito perseguibile con l’azione di classe, cercando di indicare gli aspetti salienti dell’illecito plurioffensivo, in assenza del quale l’azione non è esperibile. Vengono poi analizzati i requisiti oggettivi e soggettivi dell’azione; in quest’ottica si esamina la figura del consumatore e quella dell’impresa, che viene indicata come legittimata passiva dell’azione in luogo della consueta controparte contrattuale del consumatore e cioè del professionista, cercando di verificare quali possono essere le conseguenze sul piano disciplinare dovute da queste diversità. Particolare attenzione è dedicata ai requisiti oggettivi e cioè alle ipotesi nella quali è invocabile l’azione di classe, che vengono, tutte, esaminate nella prospettiva di mettere in luce, prima, i profili disciplinari di maggiore importanza e, poi, come questi profili si adattano alla prospettiva dell’azione di classe; in questo contesto particolare attenzione è stata riservata agli illeciti da pratiche commerciali scorrette, in quanto è stato prima necessario indicare in che modo queste ultime possano concretamente atteggiarsi e quel è la forma di tutela volta volta invocabile, sia individualmente, sia collettivamente, posto che la normativa non fornisce un’indicazione precisa. Il lavoro si conclude cercando di capire come e se esistono strumenti adeguati per una risoluzione stragiudiziale della lite collettiva.

L’azione collettiva nell’ordinamento italiano

RIZZO, Francesco
2010

Abstract

Il lavoro ha ad oggetto lo studio delle tutele collettive dei consumatori nell’ordinamento italiano; in particolare si analizza la nuova azione di classe mettendo in risalto le differenze tra quest’ultima e l’azione collettiva inibitoria. Si esamina anche il fondamento di questa forma di tutela, ravvisabile sia in un’esigenza di effettiva applicazione del valore di cui all’art. 24 Cost., sia in un’esigenza di maggiore efficienza dell’amministrazione della giustizia. Lo studio si concentra poi sull’illecito perseguibile con l’azione di classe, cercando di indicare gli aspetti salienti dell’illecito plurioffensivo, in assenza del quale l’azione non è esperibile. Vengono poi analizzati i requisiti oggettivi e soggettivi dell’azione; in quest’ottica si esamina la figura del consumatore e quella dell’impresa, che viene indicata come legittimata passiva dell’azione in luogo della consueta controparte contrattuale del consumatore e cioè del professionista, cercando di verificare quali possono essere le conseguenze sul piano disciplinare dovute da queste diversità. Particolare attenzione è dedicata ai requisiti oggettivi e cioè alle ipotesi nella quali è invocabile l’azione di classe, che vengono, tutte, esaminate nella prospettiva di mettere in luce, prima, i profili disciplinari di maggiore importanza e, poi, come questi profili si adattano alla prospettiva dell’azione di classe; in questo contesto particolare attenzione è stata riservata agli illeciti da pratiche commerciali scorrette, in quanto è stato prima necessario indicare in che modo queste ultime possano concretamente atteggiarsi e quel è la forma di tutela volta volta invocabile, sia individualmente, sia collettivamente, posto che la normativa non fornisce un’indicazione precisa. Il lavoro si conclude cercando di capire come e se esistono strumenti adeguati per una risoluzione stragiudiziale della lite collettiva.
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