Il testo approfondisce cosa siano i test genetici, la loro tipologia, il grande apporto scientifico che possono procurare alle scienze mediche e biologiche, senza però dimenticare le implicazioni bioetiche che un test genetico comunque comporta nella vita dell’interessato. Nella pratica medica i test genetici sono prevalentemente utilizzati per attività diagnostiche, ed in base alle differenti finalità che intendono perseguire è possibile individuare diverse tipologie di test genetici: 1. test diagnostici; 2. test presintomatici o preclinici; 3. test rivolti all’identificazione dei portatori; 4. test predittivi. I test genetici predittivi consentono di individuare genotipi che di per sé non determinano la comparsa di una malattia, ma che – in seguito all’esposizione a fattori ambientali, oppure in seguito ad altri fattori genetici scatenanti – comportano un aumento del rischio (suscettibilità) di comparsa di una determinata patologia, ma non la certezza o la elevata probabilità di svilupparla, ed inoltre possono anche essere utilizzati con valenze profondamente diverse da quelle cliniche, quali riconoscibili in ambito occupazionale ed in ambito assicurativo privato. Infatti ulteriore aspetto del presente lavoro è stato l’uso del test genetico in ambito lavorativo ed assicurativo. Numerose sono le problematiche bioetiche e medico-legale che possono insorgere in quest’ambito, poiché il grande apporto che dà il test genetico è quello di riuscire ad avere anticipatamente una previsione di suscettibilità verso alcune patologie del lavoratore. Limitatamente alla situazione assicurativa, il rapido sviluppo della genetica ha portato molte compagnie ad intravedere, nella diagnosi predittiva di malattia mediante test genetici, la possibilità di estendere il calcolo del rischio individuale di sviluppo di una particolare affezione, adeguando i premi o, addirittura, negando la copertura assicurativa in caso di polizza vita, malattie o rimborso di spese mediche. La disciplina medica ha avuto un primo approccio estremamente critico nei confronti dell’eventualità di usare i test genetici in ambito sia lavorativo che assicurativo, lamentando una discriminazione genetica nei confronti del lavoratore e della sua famiglia; attualmente le posizioni si stanno lievemente modificando, fino ad arrivare ad una possibilità di uso del test genetico a vantaggio dei lavoratori, dal momento che le ipotesi di patologie genetiche colpiscono un numero molto ristretto della popolazione, ipotizzando ulteriori tutele per la salute dei lavoratori e, nel settore assicurativo, una forte riduzione dei premi assicurativi per gli assicurati.

I test genetici: etica deontologia responsabilità

RICCI G;SIRIGNANO A
2007

Abstract

Il testo approfondisce cosa siano i test genetici, la loro tipologia, il grande apporto scientifico che possono procurare alle scienze mediche e biologiche, senza però dimenticare le implicazioni bioetiche che un test genetico comunque comporta nella vita dell’interessato. Nella pratica medica i test genetici sono prevalentemente utilizzati per attività diagnostiche, ed in base alle differenti finalità che intendono perseguire è possibile individuare diverse tipologie di test genetici: 1. test diagnostici; 2. test presintomatici o preclinici; 3. test rivolti all’identificazione dei portatori; 4. test predittivi. I test genetici predittivi consentono di individuare genotipi che di per sé non determinano la comparsa di una malattia, ma che – in seguito all’esposizione a fattori ambientali, oppure in seguito ad altri fattori genetici scatenanti – comportano un aumento del rischio (suscettibilità) di comparsa di una determinata patologia, ma non la certezza o la elevata probabilità di svilupparla, ed inoltre possono anche essere utilizzati con valenze profondamente diverse da quelle cliniche, quali riconoscibili in ambito occupazionale ed in ambito assicurativo privato. Infatti ulteriore aspetto del presente lavoro è stato l’uso del test genetico in ambito lavorativo ed assicurativo. Numerose sono le problematiche bioetiche e medico-legale che possono insorgere in quest’ambito, poiché il grande apporto che dà il test genetico è quello di riuscire ad avere anticipatamente una previsione di suscettibilità verso alcune patologie del lavoratore. Limitatamente alla situazione assicurativa, il rapido sviluppo della genetica ha portato molte compagnie ad intravedere, nella diagnosi predittiva di malattia mediante test genetici, la possibilità di estendere il calcolo del rischio individuale di sviluppo di una particolare affezione, adeguando i premi o, addirittura, negando la copertura assicurativa in caso di polizza vita, malattie o rimborso di spese mediche. La disciplina medica ha avuto un primo approccio estremamente critico nei confronti dell’eventualità di usare i test genetici in ambito sia lavorativo che assicurativo, lamentando una discriminazione genetica nei confronti del lavoratore e della sua famiglia; attualmente le posizioni si stanno lievemente modificando, fino ad arrivare ad una possibilità di uso del test genetico a vantaggio dei lavoratori, dal momento che le ipotesi di patologie genetiche colpiscono un numero molto ristretto della popolazione, ipotizzando ulteriori tutele per la salute dei lavoratori e, nel settore assicurativo, una forte riduzione dei premi assicurativi per gli assicurati.
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