Il burrascoso confronto fede scienza ha segnato a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso un crescendo di forti polemiche e contrapposizioni, specialmente in relazione a temi legati alla teoria dell’evoluzionismo proposta da Charles Darwin nel 1859. Eclatante è quanto avviene negli USA dove si è sviluppata una veemente opposizione di stampo fondamentalistico nei confronti del darwinismo; un contrasto sfociato in clamorose vicende giudiziarie nei tribunali federali statunitensi. In Italia, nel 2004, il Ministro per l’Istruzione Letizia Moratti varò una revisione dei programmi ministeriali delle scuole medie in cui l’evoluzionismo era stato cassato. L’immeditata levata di scudi da parte di tutta la comunità scientifica nazionale forzò obtorto collo la stessa Moratti ad istituire una commissione di studio per valutare la situazione – viene da chiedersi: “alla luce di quali principi (politici?) e particolari competenze (italiane!?) riguardo quanto comprovato da migliaia e migliaia di autorevolissimi scienziati e filosofi in tutto il mondo?”. Il parere finale della commissione costrinse la Moratti a reintegrare l’evoluzionismo nel programma ministeriale – tra mille polemiche sull’inadeguatezza delle modalità di reintroduzione. Ulteriore esempio della profonda, diffusa contrarietà del mondo religioso tout court nei confronti del darwinismo è dato dalla pubblicazione del volume L’atlante della creazione. L’autore dell’opera, tale Harun_Yahya: stravagante teologo islamico e scrittore che boccia la teoria darwiniana attribuendole, tra l’altro, la paternità di molti dei maggiori mali della storia contemporanea. L’intento dichiarato dell’autore sarebbe quello di sconfessare la teoria di Darwin… addirittura su base scientifica! Ora, per risolvere… con un sorriso tali amene velleità, e visti i contenuti di un testo viziato da imprecisioni… imbarazzanti e affermazioni del tutto infondate epistemologicamente, non c’è di meglio che rimandare – con pacatezza – alla sterminata letteratura disponibile oggigiorno. La coesistenza tra il corpus delle teorie scientifiche odierne ed i contenuti delle attuali dottrine religiose è tema serio, oggetto di studio di autorevoli scienziati, filosofi e teologi. In questa sede si vuol invece presentare un’originale proposta, che si indicherà con un termine sicuramente provocatorio per i più: teologia darwiniana – o meglio, come si vedrà, deo-logia darwiniana, o deismo darwiniano. Prima, obbligata obiezione: ‘Ma come parlare di «deologia darwiniana» davanti a un Darwin unanimemente inteso quale puro portavoce di una concezione naturalistica, laica, atea per eccellenza? Ciò non rappresenta l’ennesima speculazione rivolta a trovare un qualche puntello scientifico delle solite congetture religiose?’ Non si mira affatto a nulla di ciò. L’intento è porre una provocazione: ma una provocazione rivolta a ben distinte finalità; poiché… ‘nulla è più intrigante... del mettere in dubbio l’ovvietà!’ Proporre a ragion veduta l’ipotesi di un Dio darwiniano implica necessariamente la definizione di una visione omnicomprensiva della realtà in cui si esprimano valori ed istanze tanto coerenti con il paradigma darwiniano quanto distinte dalle normali accezioni di etica, siano esse più o meno laiche o religiose. Ma è sempre azzardato estrapolare il ricorso a strumenti scientifici in ambito metafisico – specialmente in simili contesti. L’epistemologia ammonisce opportunamente dei rischi dovuti dallo scivolare da una corretta collocazione epistemologico scientifica della teoria dell’evoluzione in sedicenti evoluzionismi, distinguendo il consono ambito d’analisi della prima dalle improbabili forzature filosofiche che pullulano nei secondi, veicolando spesso palesi inquinamenti ideologici. Si è perfettamente consapevoli di questo rischio – e di come e quanto proprio ideologiche speculazioni metafisiche a carico della teoria darwiniana abbiano già condotto a fuorvianti interpretazioni della stessa. Ma proprio per opporsi a tali sviamenti si proporrà un’ulteriore analisi del tema. L’odierna epistemologia riconosce come ogni teoria scientifica sia intessuta su una precisa struttura logico filosofica. Nella fattispecie, il paradigma evoluzionistico costituisce una decodifica logico formale di dinamiche naturali spesso in contrasto con le più classiche prospettive filosofiche dei secoli passati. Ebbene, in considerazione di questa clamorosa alterità, sarebbe auspicabile valutare come e quanto tale paradigma possa invocare una cornice filosofica altrettanto distinta da quelle canoniche del passato. Si vuol verificare se e come l’evoluzionismo possa ambire – o meglio esigere – una collocazione metafisico epistemologica più calzante con i suoi singolari contenti teorici. Si è convinti che la peculiarità logico formale del paradigma evoluzionistico esiga analoga trasformazione specialmente nella sua applicazione in ambiti attinenti alla sfera filosofica, all’etica, ambiti questi di primo acchito lontani dalle sue canoniche aree di pertinenza. Altre teorie scientifiche hanno già esatto simili revisioni. La meccanica quantistica e la relatività, ad esempio, hanno richiesto una profonda trasformazione della cornice metafisica in cui era stata precedentemente collocata la fisica classica. Si è ovviamente concordi sul fatto che il darwinismo, in quanto pura teoria scientifica, non possa minimamente produrre, quale deduzione logico razionale, una qualche sua teologia; e ancor meno che esista un qualche ‘Dio di Darwin’. E si è concordi nel riconoscere come il darwinismo abbia introdotto una concezione della natura fortemente in contrasto con tutte le concezioni cosmogonico cosmologiche e naturalistiche assunte dalle più riconosciute religioni attuali: cattolicesimo, protestantesimo, islamismo etc. E proprio questo contrasto, questa alterità, sono all’origine di gravi problemi di compatibilità tra la scienza moderna e tali dottrine: per decenni e decenni schiere di teologi hanno cercato, invano, di rendere coerenti tra loro i diversi ambiti di conoscenza, ma ancor più le loro dottrine, con i moderni paradigmi scientifici. Il fallimento di tali tentativi deriva dall’aver cercato di forzare la teoria darwiniana in interpretazioni sviluppate per addivenire ad un sincretismo tra dottrina tradizionale, implicitamente intesa come vera ed immutabile, e l’evoluzionismo. Qualcosa di intrinsecamente impossibile a quanto pare. Non da meno, si è anche consapevoli del fatto che l’affermazione del paradigma evoluzionistico non sia stata accompagnata da una consona revisione del modo in cui esso è inteso ed invocato anche dagli esponenti del versante laico, specialmente nelle valutazioni di questi temi. Ebbene, al fine d’introdurre un’ulteriore chiave di lettura del problema, ecco la proposta di una provocazione filosofico epistemologica. Tale provocazione tende a dimostrare come: 1) si possano rendere coerenti i caratteri propri della concezione evoluzionistica della natura, di per sé agnostica, anche con un’ipotesi deistica tout court; 2) ancor più, come ciò conduca ad un quadro perfettamente antitetico a quello delle dottrine tradizionali; 3) come da questo si possa definire una ben differente accezione di Sacro laico totalmente coerente con l’evoluzionismo moderno. Questo risultato è legato alla definizione di una concezione metafisica dunque veramente alternativa, in grado di evidenziare implicazioni teologiche – più precisamente: deo-logiche – totalmente inedite. In altre parole, da questa provocazione emergeranno accezioni di Sacro, Dio, creazione e quant’altro assolutamente laiche ed inaudite quanto perfettamente antitetiche al canone attuale: ma accezioni altamente coerenti con la accezione darwiniana. A ciò ci si riferisce con ‘Dio di Darwin’. Ma... perché quest’azzardo? Perché indurre altre possibili confusioni o alimentare ulteriori distorsioni oscurantistiche? Perché non rifuggire drasticamente malsani equilibrismi teologici, come sembrerebbe ammonire l’infinita storia di orrori e menzogne edificate sull’ipotesi ‘Dio’? Non sono bastate le millenarie nefandezze compiute alla luce dei Dio lo vuole, dei Gott mit uns, etc.? Preoccupazioni legittime, giustamente motivate dalla prudenza e da... quel sano e laico scetticismo che sempre si deve opporre ad ogni più flebile accenno ad oscurantismi e distorsioni di tal fatta. Ma si intende attuare una strategia nuova, sicuramente stravagante agli occhi di molti. Una strategia che scaturisce proprio dall’amara constatazione di come il pensiero illuministico, e in senso lato la critica laica, non abbiano saputo opporsi con efficacia all’oscurantismo religioso, malgrado secoli di impegno militante e lucida opposizione. Un fallimento decisamente imbarazzante. Non è stato sufficiente aver conquistato i favori di intellighenzie e elités illuministiche: a tutt’oggi forme di teismo confessionale, fondamentalismo, oscurantismo e bieca obnubilazione delle coscienze vantano diffusione e radicamento socio politici sempre più inquietanti! A nulla sembra esser valso il lavorio di filosofi e pensatori illuminati del moderno laicismo. La Bestia è in salute come non mai! Da qui la scelta di una diversa strategia: occupare laicamente lo spazio formale del Sacro opponendosi ai continui tentativi di fagocitare il paradigma scientifico in obsolete e infondate accezioni intrise d’ideologia e subdolo oscurantismo. Come? Candidando un oppositore laico all’interno del teismo classico. Una sorta di cavallo di Troia o, se vogliamo, un vaccino in grado di togliere spazio, aria e potere all’egemonia sul Sacro perpetrata per millenni da improbabili tradizioni religiose, tramite una critica basata il più possibile sulle capacità analitico esplicative del moderno metodo filosofico scientifico. Forse... laddove le bordate del laicismo ed illuminismo hanno palesato sostanziale inefficacia, probabilmente per il non saper esaudire istanze psico cognitive difficilmente dissolvibili dall’animo umano, può riuscire l’ardire di un Sacro laico. Forse... il trucco è nel fatto che... per uscire dal millenario impasse, per contrastare la Bestia immonda non bisognava ‘spingere’ per chiudere quella porta: forse... si doveva ‘tirare a sé’ quella porta, aprendola totalmente all’indagine filosofica. Forse... non si doveva forsennatamente negare, girare le spalle… ma affermare qualcosa di veramente alternativo: anche se questo implicava sporcarsi le mani, scendere nell’arena... e competere. Ecco dunque il presente tentativo di estrapolare ex novo dall’attuale paradigma scientifico un’accezione del Sacro laica, quanto perfettamente contrapposta (controfattuale) a quella ortodossa. Così facendo si sarà nella condizione di confrontare tra loro due metafisiche controfattuali – e operare una scelta epistemica ‘secondo ragione’, come si compiace di sottolineare Papa Benedetto XVI, tra distinte interpretazioni di uno stesso fatto/fenomeno. Due interpretazioni da mettere a confronto dunque: la prima (quella della teologia classica, delle odierne dottrine religiose), oramai in irrimediabile stallo rispetto al paradigma scientifico moderno; l’altra (una deo-logia darwiniana)... sin da subito, in nuce, in piena coerenza con lo stesso. A ben vedere, le prospettive sono tutt’altro che insignificanti; anzi, possiamo anche attingere da teorie ed evidenze raffinatissime, foriero di implicazioni inaspettate, e da un deposito di competenze scientifico filosofiche di ricchezza senza precedenti da trasporre in una nuova, armonica realtà. A tal pro si potrebbe far ricordare uno dei principi più corroborati della biologia: l’esclusione competitiva. Tale principio afferma che la più forte competizione per l’accesso alle nicchie ecologiche si ha tra specie simili: il predatore compete con un altro predatore; l’erbivoro con gli altri erbivori, e così via. Dunque: perché non innescare un’esclusione competitiva filosofica tra specie metafisico teologiche in competizione per la stessa nicchia filosofica del Sacro? Perché non scandagliare in modo finalmente laico questa nicchia culturale? Invece di opporre al monopolio del Sacro delle odierne religioni la loro negazione filosofica, come si tenta di fare... dall’esterno (ateismo, etc.), perché non contrastarle in modo intestino tramite una proposta laica quanto affermativa del Sacro, ai sensi di ogni sana competizione epistemologica? Perché non scandagliare in modo alternativo il loro stesso ambiente (ôikos/casa) “culturale”? Perché non sperare di trovare dall’interno del Sacro qualcosa di controfattuale capace di competere senza quartiere con le stesse? Impossibile? Tutto da dimostrare! E se si trovassero proprio in questa dimensione contraddizioni capaci di confutare certe ideologiche distorsioni del Sacro dall’interno e farle implodere su sé stesse proponendo contenuti radicalmente differenti dal canone odierno? Mentre la a filosofia e l’indagine scientifica sono fondate sulla ricerca della coerenza logico-formale degli asserti e, nel secondo caso, sulla verifica empirica delle proposizioni tramite evidenze sperimentali i fondamenti dottrinali delle religioni si fondano, quasi per costituzione propria, sull’osservanza dogmatica, su una sostanziale subordinazione al testo, alla tradizione, all’ipse dixit: un vero e proprio immobilismo intellettuale intriso di subalternità. Ebbene, sinora a questo immobilismo è stata indebitamente concessa, con eccessiva remissività, una supremazia quasi assoluta, quando infondata, nella stessa gestione del Sacro. Bisogna ovviare a questo errore. Perché allora non sondare l’eventualità di introdurre un competitore laico alla presunta alterità e superiorità esegetica delle classiche tradizioni religiose per... surclassarle e sconfessarle irrimediabilmente sul loro stesso terreno proponendo, ai sensi del moderno paradigma epistemologico filosofico, concrete ed esaurienti alternative laiche del concetto di Sacro e non al concetto di Sacro? Per far questo, occorre un competitore positivo, latore di una ben più concreta oggettività filosofica quanto immune da subordinazioni intellettuali. Ecco il senso profondo della presente strategia: innescare una competizione filosofica capace di porre le condizioni per dare origine ad un processo di esclusione competitiva nel campo del Sacro. Per far questo bisogna fare qualcosa che a molti laici sembra… improprio, inaccettabile: sporcarsi le mani, entrare nell’arena. Ma bisogna farlo. «Conoscere a fondo il nemico: per colpirlo al cuore» disse Mao Tse Tung. Concordiamo in toto su questa affermazione! Ecco il senso profondo della nostra proposta: proporre una competizione inedita, aspra, imperniata sul confronto oggettivo, da condurre grazie alle preziose armi dialettiche che secoli di speculazione filosofica – rigorosamente laica! – ci mettono a disposizione. Una competizione filosofica, senza sconti o riverenze: tosta. Uno scontro che nessun laico scettico dovrebbe temere: il ricorso all’oggettivo metodo di indagine e verifica della dialettica filosofica non può non garantire la più assoluta imparzialità… e tranquillità. Anzi l’applicazione di tale metodo ad una realtà sinora indegnamente gestita e manipolata alla luce di certi discutibili fondamenti potrà evitare ogni cedimento intellettuale o quelle concessioni che, spesso, segnano momenti di vita in cui l’animo, la lucidità e la dignità possono venire a mancare. «La filosofia si fa a pancia piena» si dice. Ma… «serve quando si è affamati, nel momento del bisogno, dell’angoscia esistenziale». Nel precedente lavoro, Il Dio laico: caos e libertà, di cui il presente lavoro costituisce un completamento, si è dimostrato come questo intento possa condurre a risultati di assoluto rilievo. Quest’analisi è stata poi estesa addirittura ai testi sacri per eccellenza; il libro dei libri, il Testo Sacro: la Bibbia. I risultati di queste ricerche sono illustrati in questo sito. Con “Etica Darwiniana” si vuol approfondire il senso filosofico di questa prospettiva interpretativa e di quel risultato.

ETICA DARWINIANA

PETRELLI, Fabio;
2009

Abstract

Il burrascoso confronto fede scienza ha segnato a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso un crescendo di forti polemiche e contrapposizioni, specialmente in relazione a temi legati alla teoria dell’evoluzionismo proposta da Charles Darwin nel 1859. Eclatante è quanto avviene negli USA dove si è sviluppata una veemente opposizione di stampo fondamentalistico nei confronti del darwinismo; un contrasto sfociato in clamorose vicende giudiziarie nei tribunali federali statunitensi. In Italia, nel 2004, il Ministro per l’Istruzione Letizia Moratti varò una revisione dei programmi ministeriali delle scuole medie in cui l’evoluzionismo era stato cassato. L’immeditata levata di scudi da parte di tutta la comunità scientifica nazionale forzò obtorto collo la stessa Moratti ad istituire una commissione di studio per valutare la situazione – viene da chiedersi: “alla luce di quali principi (politici?) e particolari competenze (italiane!?) riguardo quanto comprovato da migliaia e migliaia di autorevolissimi scienziati e filosofi in tutto il mondo?”. Il parere finale della commissione costrinse la Moratti a reintegrare l’evoluzionismo nel programma ministeriale – tra mille polemiche sull’inadeguatezza delle modalità di reintroduzione. Ulteriore esempio della profonda, diffusa contrarietà del mondo religioso tout court nei confronti del darwinismo è dato dalla pubblicazione del volume L’atlante della creazione. L’autore dell’opera, tale Harun_Yahya: stravagante teologo islamico e scrittore che boccia la teoria darwiniana attribuendole, tra l’altro, la paternità di molti dei maggiori mali della storia contemporanea. L’intento dichiarato dell’autore sarebbe quello di sconfessare la teoria di Darwin… addirittura su base scientifica! Ora, per risolvere… con un sorriso tali amene velleità, e visti i contenuti di un testo viziato da imprecisioni… imbarazzanti e affermazioni del tutto infondate epistemologicamente, non c’è di meglio che rimandare – con pacatezza – alla sterminata letteratura disponibile oggigiorno. La coesistenza tra il corpus delle teorie scientifiche odierne ed i contenuti delle attuali dottrine religiose è tema serio, oggetto di studio di autorevoli scienziati, filosofi e teologi. In questa sede si vuol invece presentare un’originale proposta, che si indicherà con un termine sicuramente provocatorio per i più: teologia darwiniana – o meglio, come si vedrà, deo-logia darwiniana, o deismo darwiniano. Prima, obbligata obiezione: ‘Ma come parlare di «deologia darwiniana» davanti a un Darwin unanimemente inteso quale puro portavoce di una concezione naturalistica, laica, atea per eccellenza? Ciò non rappresenta l’ennesima speculazione rivolta a trovare un qualche puntello scientifico delle solite congetture religiose?’ Non si mira affatto a nulla di ciò. L’intento è porre una provocazione: ma una provocazione rivolta a ben distinte finalità; poiché… ‘nulla è più intrigante... del mettere in dubbio l’ovvietà!’ Proporre a ragion veduta l’ipotesi di un Dio darwiniano implica necessariamente la definizione di una visione omnicomprensiva della realtà in cui si esprimano valori ed istanze tanto coerenti con il paradigma darwiniano quanto distinte dalle normali accezioni di etica, siano esse più o meno laiche o religiose. Ma è sempre azzardato estrapolare il ricorso a strumenti scientifici in ambito metafisico – specialmente in simili contesti. L’epistemologia ammonisce opportunamente dei rischi dovuti dallo scivolare da una corretta collocazione epistemologico scientifica della teoria dell’evoluzione in sedicenti evoluzionismi, distinguendo il consono ambito d’analisi della prima dalle improbabili forzature filosofiche che pullulano nei secondi, veicolando spesso palesi inquinamenti ideologici. Si è perfettamente consapevoli di questo rischio – e di come e quanto proprio ideologiche speculazioni metafisiche a carico della teoria darwiniana abbiano già condotto a fuorvianti interpretazioni della stessa. Ma proprio per opporsi a tali sviamenti si proporrà un’ulteriore analisi del tema. L’odierna epistemologia riconosce come ogni teoria scientifica sia intessuta su una precisa struttura logico filosofica. Nella fattispecie, il paradigma evoluzionistico costituisce una decodifica logico formale di dinamiche naturali spesso in contrasto con le più classiche prospettive filosofiche dei secoli passati. Ebbene, in considerazione di questa clamorosa alterità, sarebbe auspicabile valutare come e quanto tale paradigma possa invocare una cornice filosofica altrettanto distinta da quelle canoniche del passato. Si vuol verificare se e come l’evoluzionismo possa ambire – o meglio esigere – una collocazione metafisico epistemologica più calzante con i suoi singolari contenti teorici. Si è convinti che la peculiarità logico formale del paradigma evoluzionistico esiga analoga trasformazione specialmente nella sua applicazione in ambiti attinenti alla sfera filosofica, all’etica, ambiti questi di primo acchito lontani dalle sue canoniche aree di pertinenza. Altre teorie scientifiche hanno già esatto simili revisioni. La meccanica quantistica e la relatività, ad esempio, hanno richiesto una profonda trasformazione della cornice metafisica in cui era stata precedentemente collocata la fisica classica. Si è ovviamente concordi sul fatto che il darwinismo, in quanto pura teoria scientifica, non possa minimamente produrre, quale deduzione logico razionale, una qualche sua teologia; e ancor meno che esista un qualche ‘Dio di Darwin’. E si è concordi nel riconoscere come il darwinismo abbia introdotto una concezione della natura fortemente in contrasto con tutte le concezioni cosmogonico cosmologiche e naturalistiche assunte dalle più riconosciute religioni attuali: cattolicesimo, protestantesimo, islamismo etc. E proprio questo contrasto, questa alterità, sono all’origine di gravi problemi di compatibilità tra la scienza moderna e tali dottrine: per decenni e decenni schiere di teologi hanno cercato, invano, di rendere coerenti tra loro i diversi ambiti di conoscenza, ma ancor più le loro dottrine, con i moderni paradigmi scientifici. Il fallimento di tali tentativi deriva dall’aver cercato di forzare la teoria darwiniana in interpretazioni sviluppate per addivenire ad un sincretismo tra dottrina tradizionale, implicitamente intesa come vera ed immutabile, e l’evoluzionismo. Qualcosa di intrinsecamente impossibile a quanto pare. Non da meno, si è anche consapevoli del fatto che l’affermazione del paradigma evoluzionistico non sia stata accompagnata da una consona revisione del modo in cui esso è inteso ed invocato anche dagli esponenti del versante laico, specialmente nelle valutazioni di questi temi. Ebbene, al fine d’introdurre un’ulteriore chiave di lettura del problema, ecco la proposta di una provocazione filosofico epistemologica. Tale provocazione tende a dimostrare come: 1) si possano rendere coerenti i caratteri propri della concezione evoluzionistica della natura, di per sé agnostica, anche con un’ipotesi deistica tout court; 2) ancor più, come ciò conduca ad un quadro perfettamente antitetico a quello delle dottrine tradizionali; 3) come da questo si possa definire una ben differente accezione di Sacro laico totalmente coerente con l’evoluzionismo moderno. Questo risultato è legato alla definizione di una concezione metafisica dunque veramente alternativa, in grado di evidenziare implicazioni teologiche – più precisamente: deo-logiche – totalmente inedite. In altre parole, da questa provocazione emergeranno accezioni di Sacro, Dio, creazione e quant’altro assolutamente laiche ed inaudite quanto perfettamente antitetiche al canone attuale: ma accezioni altamente coerenti con la accezione darwiniana. A ciò ci si riferisce con ‘Dio di Darwin’. Ma... perché quest’azzardo? Perché indurre altre possibili confusioni o alimentare ulteriori distorsioni oscurantistiche? Perché non rifuggire drasticamente malsani equilibrismi teologici, come sembrerebbe ammonire l’infinita storia di orrori e menzogne edificate sull’ipotesi ‘Dio’? Non sono bastate le millenarie nefandezze compiute alla luce dei Dio lo vuole, dei Gott mit uns, etc.? Preoccupazioni legittime, giustamente motivate dalla prudenza e da... quel sano e laico scetticismo che sempre si deve opporre ad ogni più flebile accenno ad oscurantismi e distorsioni di tal fatta. Ma si intende attuare una strategia nuova, sicuramente stravagante agli occhi di molti. Una strategia che scaturisce proprio dall’amara constatazione di come il pensiero illuministico, e in senso lato la critica laica, non abbiano saputo opporsi con efficacia all’oscurantismo religioso, malgrado secoli di impegno militante e lucida opposizione. Un fallimento decisamente imbarazzante. Non è stato sufficiente aver conquistato i favori di intellighenzie e elités illuministiche: a tutt’oggi forme di teismo confessionale, fondamentalismo, oscurantismo e bieca obnubilazione delle coscienze vantano diffusione e radicamento socio politici sempre più inquietanti! A nulla sembra esser valso il lavorio di filosofi e pensatori illuminati del moderno laicismo. La Bestia è in salute come non mai! Da qui la scelta di una diversa strategia: occupare laicamente lo spazio formale del Sacro opponendosi ai continui tentativi di fagocitare il paradigma scientifico in obsolete e infondate accezioni intrise d’ideologia e subdolo oscurantismo. Come? Candidando un oppositore laico all’interno del teismo classico. Una sorta di cavallo di Troia o, se vogliamo, un vaccino in grado di togliere spazio, aria e potere all’egemonia sul Sacro perpetrata per millenni da improbabili tradizioni religiose, tramite una critica basata il più possibile sulle capacità analitico esplicative del moderno metodo filosofico scientifico. Forse... laddove le bordate del laicismo ed illuminismo hanno palesato sostanziale inefficacia, probabilmente per il non saper esaudire istanze psico cognitive difficilmente dissolvibili dall’animo umano, può riuscire l’ardire di un Sacro laico. Forse... il trucco è nel fatto che... per uscire dal millenario impasse, per contrastare la Bestia immonda non bisognava ‘spingere’ per chiudere quella porta: forse... si doveva ‘tirare a sé’ quella porta, aprendola totalmente all’indagine filosofica. Forse... non si doveva forsennatamente negare, girare le spalle… ma affermare qualcosa di veramente alternativo: anche se questo implicava sporcarsi le mani, scendere nell’arena... e competere. Ecco dunque il presente tentativo di estrapolare ex novo dall’attuale paradigma scientifico un’accezione del Sacro laica, quanto perfettamente contrapposta (controfattuale) a quella ortodossa. Così facendo si sarà nella condizione di confrontare tra loro due metafisiche controfattuali – e operare una scelta epistemica ‘secondo ragione’, come si compiace di sottolineare Papa Benedetto XVI, tra distinte interpretazioni di uno stesso fatto/fenomeno. Due interpretazioni da mettere a confronto dunque: la prima (quella della teologia classica, delle odierne dottrine religiose), oramai in irrimediabile stallo rispetto al paradigma scientifico moderno; l’altra (una deo-logia darwiniana)... sin da subito, in nuce, in piena coerenza con lo stesso. A ben vedere, le prospettive sono tutt’altro che insignificanti; anzi, possiamo anche attingere da teorie ed evidenze raffinatissime, foriero di implicazioni inaspettate, e da un deposito di competenze scientifico filosofiche di ricchezza senza precedenti da trasporre in una nuova, armonica realtà. A tal pro si potrebbe far ricordare uno dei principi più corroborati della biologia: l’esclusione competitiva. Tale principio afferma che la più forte competizione per l’accesso alle nicchie ecologiche si ha tra specie simili: il predatore compete con un altro predatore; l’erbivoro con gli altri erbivori, e così via. Dunque: perché non innescare un’esclusione competitiva filosofica tra specie metafisico teologiche in competizione per la stessa nicchia filosofica del Sacro? Perché non scandagliare in modo finalmente laico questa nicchia culturale? Invece di opporre al monopolio del Sacro delle odierne religioni la loro negazione filosofica, come si tenta di fare... dall’esterno (ateismo, etc.), perché non contrastarle in modo intestino tramite una proposta laica quanto affermativa del Sacro, ai sensi di ogni sana competizione epistemologica? Perché non scandagliare in modo alternativo il loro stesso ambiente (ôikos/casa) “culturale”? Perché non sperare di trovare dall’interno del Sacro qualcosa di controfattuale capace di competere senza quartiere con le stesse? Impossibile? Tutto da dimostrare! E se si trovassero proprio in questa dimensione contraddizioni capaci di confutare certe ideologiche distorsioni del Sacro dall’interno e farle implodere su sé stesse proponendo contenuti radicalmente differenti dal canone odierno? Mentre la a filosofia e l’indagine scientifica sono fondate sulla ricerca della coerenza logico-formale degli asserti e, nel secondo caso, sulla verifica empirica delle proposizioni tramite evidenze sperimentali i fondamenti dottrinali delle religioni si fondano, quasi per costituzione propria, sull’osservanza dogmatica, su una sostanziale subordinazione al testo, alla tradizione, all’ipse dixit: un vero e proprio immobilismo intellettuale intriso di subalternità. Ebbene, sinora a questo immobilismo è stata indebitamente concessa, con eccessiva remissività, una supremazia quasi assoluta, quando infondata, nella stessa gestione del Sacro. Bisogna ovviare a questo errore. Perché allora non sondare l’eventualità di introdurre un competitore laico alla presunta alterità e superiorità esegetica delle classiche tradizioni religiose per... surclassarle e sconfessarle irrimediabilmente sul loro stesso terreno proponendo, ai sensi del moderno paradigma epistemologico filosofico, concrete ed esaurienti alternative laiche del concetto di Sacro e non al concetto di Sacro? Per far questo, occorre un competitore positivo, latore di una ben più concreta oggettività filosofica quanto immune da subordinazioni intellettuali. Ecco il senso profondo della presente strategia: innescare una competizione filosofica capace di porre le condizioni per dare origine ad un processo di esclusione competitiva nel campo del Sacro. Per far questo bisogna fare qualcosa che a molti laici sembra… improprio, inaccettabile: sporcarsi le mani, entrare nell’arena. Ma bisogna farlo. «Conoscere a fondo il nemico: per colpirlo al cuore» disse Mao Tse Tung. Concordiamo in toto su questa affermazione! Ecco il senso profondo della nostra proposta: proporre una competizione inedita, aspra, imperniata sul confronto oggettivo, da condurre grazie alle preziose armi dialettiche che secoli di speculazione filosofica – rigorosamente laica! – ci mettono a disposizione. Una competizione filosofica, senza sconti o riverenze: tosta. Uno scontro che nessun laico scettico dovrebbe temere: il ricorso all’oggettivo metodo di indagine e verifica della dialettica filosofica non può non garantire la più assoluta imparzialità… e tranquillità. Anzi l’applicazione di tale metodo ad una realtà sinora indegnamente gestita e manipolata alla luce di certi discutibili fondamenti potrà evitare ogni cedimento intellettuale o quelle concessioni che, spesso, segnano momenti di vita in cui l’animo, la lucidità e la dignità possono venire a mancare. «La filosofia si fa a pancia piena» si dice. Ma… «serve quando si è affamati, nel momento del bisogno, dell’angoscia esistenziale». Nel precedente lavoro, Il Dio laico: caos e libertà, di cui il presente lavoro costituisce un completamento, si è dimostrato come questo intento possa condurre a risultati di assoluto rilievo. Quest’analisi è stata poi estesa addirittura ai testi sacri per eccellenza; il libro dei libri, il Testo Sacro: la Bibbia. I risultati di queste ricerche sono illustrati in questo sito. Con “Etica Darwiniana” si vuol approfondire il senso filosofico di questa prospettiva interpretativa e di quel risultato.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11581/200884
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact