La Direttiva Europea WFD/60/2000/EC prevede che nella valutazione dello stato ecologico dei fiumi si tenga conto anche della componente vegetale, costituita essenzialmente da alghe, briofite e idrofite fanerogamiche. Non c’è dubbio, tuttavia, che sono le alghe a svolgere il ruolo più importante in questo contesto, in quanto sono completamente immerse in acqua con il loro apparato vegetativo o tallo, sono ben fisse al substrato e sensibili alle caratteristiche chimiche e fisiche del corpo idrico. A partire dal 1991 (Düsseldorf, Germania) sono stati tenuti fino ad ora cinque Simposi internazionali sul tema “Use of algae for monitoring rivers”. Gli altri si sono succeduti in questo ordine: Innsbruck (Austria) 1995, Douai (Francia) 1997, Durham (Inghilterra) 2000 e Cracovia (Polonia) 2003. I corsi d’acqua sono popolati in tutta la loro lunghezza da alghe micro- e macroscopiche afferenti soprattutto alle seguenti classi: Cyanophyceae o alghe azzurre o Cianobatteri; Chrysophyceae o alghe dorate; Xanthophyceae o alghe gialle; Bacillariophyceae o Diatomee, Rhodophyceae o alghe rosse; Chlorophyceae, Zygophyceae e Charophyceae, tutte alghe verdi. Tra tutte le alghe, però, sono le Diatomee che si rivelano le più idonee al monitoraggio delle acque correnti, perché sono presenti con una elevata diversità in tutti i fiumi e sono molto reattive al variare delle condizioni ambientali. Le Diatomee, inoltre, sono ben conosciute sia dal punto di vista sistematico che ecologico. Vengono qui presentate le linee guida essenziali per la messa in opera dell’indice diatomico EPI-D espressamente elaborato per il monitoraggio biologico dei corsi d’acqua d’Italia. Il manuale è il risultato di oltre un ventennio di ricerche di base sulle alghe e le comunità algali delle acque interne di gran parte del territorio nazionale e in particolare di quelle dell’Appennino centrale. Alcune delle tappe più importanti di questo studio sono, in ordine cronologico: Dell’Uomo, 1981, 1986; Dell’Uomo e Masi, 1986, 1988; Dell’Uomo, 1991, 1992; Dell’Uomo e Tantucci, 1996; Grandoni e Dell’Uomo, 1996; Dell’Uomo e Grandoni, 1997; Dell’Uomo et al., 1999; Torrisi e Dell’Uomo, 2001a, 2001b, 2001c, 2003; Dell’Uomo, 2003. L’EPI-D, ovvero “Eutrophication/Pollution Index-Diatom based” (Dell’Uomo, 1996, 1999), è un indice integrato ponderato di eutrofizzazione/polluzione basato sulla sensibilità delle Diatomee alle condizioni ambientali, soprattutto alla sostanza organica, ai nutrienti ed ai sali minerali disciolti in acqua, in particolare ai cloruri. L’indice esprime pertanto un giudizio sulla qualità globale del corpo idrico, con riferimento al suo stato trofico ed ai fenomeni di polluzione organica e minerale. Il monitoraggio tramite Diatomee, ognuna portatrice di un proprio messaggio ecologico, è ormai largamente utilizzato, nelle sue varianti nazionali, in quasi tutti i paesi d’Europa, dove già istituzionalizzato, dove ancora in fase di sperimentazione. Si può affermare, con un po’ di retorica, che le Diatomee rappresentano un ulteriore collante fra i vari stati della Comunità, con numerosi ricercatori che studiano e si confrontano sull’utilizzo di queste alghe per il monitoraggio ed il controllo dei rispettivi reticoli idrografici. In Italia, l’interesse per le Diatomee come bioindicatori si è ampiamente diffuso in occasione del 1° corso nazionale di formazione in “Biomonitoraggio delle acque correnti mediante impiego di indicatori algali (Diatomee)”, tenutosi a S. Michele all’Adige (Trento) nel settembre del 1999, cui hanno partecipato operatori delle varie Agenzie Regionali per l’Ambiente. L’indice qui proposto è complementare all’I.B.E. (Ghetti, 1997) e solo in alcuni casi può sostituirsi ad esso, quando ad esempio ci si trova in prossimità delle sorgenti o quando i corsi d’acqua sono molto profondi, perché le Diatomee sono ovunque presenti e consentono il campionamento, con opportuni accorgimenti, in qualsiasi situazione. Il monitoraggio tramite Diatomee, come tutti i tipi di biomonitoraggio, non sostituisce le tradizionali analisi chimiche, tuttavia se ne rende autonomo. La pubblicazione di questo manuale si propone di offrire un valido aiuto a tutti coloro che intendono cimentarsi con questo affascinante gruppo di alghe dalle elevate potenzialità nel campo della bioindicazione della qualità delle acque correnti, e non solo.

L'indice diatomico di eutrofizzazione/polluzione (EPI-D) nel monitoraggio delle acque correnti. Linee Guida.

DELL'UOMO, Antonio
2004

Abstract

La Direttiva Europea WFD/60/2000/EC prevede che nella valutazione dello stato ecologico dei fiumi si tenga conto anche della componente vegetale, costituita essenzialmente da alghe, briofite e idrofite fanerogamiche. Non c’è dubbio, tuttavia, che sono le alghe a svolgere il ruolo più importante in questo contesto, in quanto sono completamente immerse in acqua con il loro apparato vegetativo o tallo, sono ben fisse al substrato e sensibili alle caratteristiche chimiche e fisiche del corpo idrico. A partire dal 1991 (Düsseldorf, Germania) sono stati tenuti fino ad ora cinque Simposi internazionali sul tema “Use of algae for monitoring rivers”. Gli altri si sono succeduti in questo ordine: Innsbruck (Austria) 1995, Douai (Francia) 1997, Durham (Inghilterra) 2000 e Cracovia (Polonia) 2003. I corsi d’acqua sono popolati in tutta la loro lunghezza da alghe micro- e macroscopiche afferenti soprattutto alle seguenti classi: Cyanophyceae o alghe azzurre o Cianobatteri; Chrysophyceae o alghe dorate; Xanthophyceae o alghe gialle; Bacillariophyceae o Diatomee, Rhodophyceae o alghe rosse; Chlorophyceae, Zygophyceae e Charophyceae, tutte alghe verdi. Tra tutte le alghe, però, sono le Diatomee che si rivelano le più idonee al monitoraggio delle acque correnti, perché sono presenti con una elevata diversità in tutti i fiumi e sono molto reattive al variare delle condizioni ambientali. Le Diatomee, inoltre, sono ben conosciute sia dal punto di vista sistematico che ecologico. Vengono qui presentate le linee guida essenziali per la messa in opera dell’indice diatomico EPI-D espressamente elaborato per il monitoraggio biologico dei corsi d’acqua d’Italia. Il manuale è il risultato di oltre un ventennio di ricerche di base sulle alghe e le comunità algali delle acque interne di gran parte del territorio nazionale e in particolare di quelle dell’Appennino centrale. Alcune delle tappe più importanti di questo studio sono, in ordine cronologico: Dell’Uomo, 1981, 1986; Dell’Uomo e Masi, 1986, 1988; Dell’Uomo, 1991, 1992; Dell’Uomo e Tantucci, 1996; Grandoni e Dell’Uomo, 1996; Dell’Uomo e Grandoni, 1997; Dell’Uomo et al., 1999; Torrisi e Dell’Uomo, 2001a, 2001b, 2001c, 2003; Dell’Uomo, 2003. L’EPI-D, ovvero “Eutrophication/Pollution Index-Diatom based” (Dell’Uomo, 1996, 1999), è un indice integrato ponderato di eutrofizzazione/polluzione basato sulla sensibilità delle Diatomee alle condizioni ambientali, soprattutto alla sostanza organica, ai nutrienti ed ai sali minerali disciolti in acqua, in particolare ai cloruri. L’indice esprime pertanto un giudizio sulla qualità globale del corpo idrico, con riferimento al suo stato trofico ed ai fenomeni di polluzione organica e minerale. Il monitoraggio tramite Diatomee, ognuna portatrice di un proprio messaggio ecologico, è ormai largamente utilizzato, nelle sue varianti nazionali, in quasi tutti i paesi d’Europa, dove già istituzionalizzato, dove ancora in fase di sperimentazione. Si può affermare, con un po’ di retorica, che le Diatomee rappresentano un ulteriore collante fra i vari stati della Comunità, con numerosi ricercatori che studiano e si confrontano sull’utilizzo di queste alghe per il monitoraggio ed il controllo dei rispettivi reticoli idrografici. In Italia, l’interesse per le Diatomee come bioindicatori si è ampiamente diffuso in occasione del 1° corso nazionale di formazione in “Biomonitoraggio delle acque correnti mediante impiego di indicatori algali (Diatomee)”, tenutosi a S. Michele all’Adige (Trento) nel settembre del 1999, cui hanno partecipato operatori delle varie Agenzie Regionali per l’Ambiente. L’indice qui proposto è complementare all’I.B.E. (Ghetti, 1997) e solo in alcuni casi può sostituirsi ad esso, quando ad esempio ci si trova in prossimità delle sorgenti o quando i corsi d’acqua sono molto profondi, perché le Diatomee sono ovunque presenti e consentono il campionamento, con opportuni accorgimenti, in qualsiasi situazione. Il monitoraggio tramite Diatomee, come tutti i tipi di biomonitoraggio, non sostituisce le tradizionali analisi chimiche, tuttavia se ne rende autonomo. La pubblicazione di questo manuale si propone di offrire un valido aiuto a tutti coloro che intendono cimentarsi con questo affascinante gruppo di alghe dalle elevate potenzialità nel campo della bioindicazione della qualità delle acque correnti, e non solo.
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