il volume contiene un'analisi delle opere dell'architetto americano, sottolineando l'importanza che ha avuto al sua ricerca progettuale per le generazioni successive che vanno sotto il termine di Neoavanguardie. Per comprendere la ricerca di Fuller, occorre abbandonare un’analisi di tipo tradizionale, cioè quell'impostazione analitica di tipo metafisico che finisce per ridurre l’opera a semplice oggetto architettonico, per inserire le architetture considerate, all'interno di un’analisi di tipo fenomenico (l’architettura si rivela nel fenomeno) e fenomenologico, cioè un’analisi allargata alla realtà (considerata in tutti i suoi aspetti) entro cui un’architettura si definisce e si fa comprendere in termini concreti ed esistenziali. Fuller è un attento osservatore della realtà che lo circonda, analizza i fenomeni in atto che interessano l’interno globo terrestre, eventi d’ordine naturale, sociale, antropologico, politico, ma soprattutto scientifico. Fenomeni sulla base dei quali imposta delle vere e proprie profezie che si sintetizzano però nella creazione di uno spazio concreto e di fronte ai quali si comporta di volta in volta come un ingegnere, un architetto, un matematico, fisico, un filosofo, un sociologo, un biologo, un poeta, un inventore. Per alcuni scettici, egli non approfondisce mai ciascuno di questi settori disciplinari, al contrario riesce a dare un contributo diretto a ognuno di loro, e sempre in modo strumentale all’architettura. L’approccio analitico di Fuller sottintende un aspetto che rimarrà il filo conduttore della sua ricerca, cioè la volontà di porsi a servizio dell’umanità. Il suo l’interesse è rivolto all’individuo, al mondo che lo circonda e il fatto di concepire l’esistenza non come dato fine a se stesso, ma come fattore che lavora sul principio delle relazioni (con il mondo, con le cose e con gli altri uomini). In quest’ottica anche lo spazio deve tener conto di questi fondamentali presupposti, garantendo ciò che Fuller definisce il miglioramento della qualità della vita. Per la realizzazione di questi intenti Buckminster Fuller pone a servizio tutta la propria ricerca scientifica, inventando nuove tecnologie e utilizzando nuovi materiali, anche se afferma. Fuller inventa perché rifiuta le offerte del mercato dell’industria che, lui stesso, reputa obsoleta e incapace di porsi in linea con la modernità, focalizzando l’interesse piuttosto sulla conoscenza e il conseguente sfruttamento delle risorse naturali, che vede come unica alternativa al sistema industriale Più il generale la sua dottrina si trasforma in una vera e propria filosofia di vita, adottata soprattutto dalle nuove avanguardie. La cupola geodetica viene utilizzata da coloro che ritengono di doversi allontanare dalle comunità istituzionalizzate, entrando, così, nei manuali di tecnologia radicale e trasformandosi in una struttura simbolo del rifiuto, della gestione tecnocratica, dell’apparato produttivo. Lo dimostra la serie di Domebook, realizzati negli anni settanta che sono semplici manuali di istruzione per cupole di ogni genere. Ma Buckminster Fuller sa che la fine dell’architettura storica come possibile categoria culturale della società, la scienza come ricerca di nuove forme e strutture, l’utopia come strumento di studio sulla crisi definitiva del concetto degli equilibri urbani, la biotecnologia, le tecnologie povere come testimonianza della crisi dei meccanismi tradizionali di produzione della cultura, e ancora la creazione di un nuovo linguaggio utilizzabile e comprensibile per chiunque, sono argomenti scottanti e allo stesso modo di grande interesse sul piano culturale e architettonico. Lo dimostrano gli esiti progettuali delle avanguardie degli anni settanta, che molto hanno ripreso dalla sua ricerca, focalizzando l’interesse su gran parte degli argomenti considerati da Fuller, anche quelli che riguardano la tecnonologia avanzata.

RICHARD BUCKMINSTER FULLER E LE NEOAVANGUARDIE

EMILI, Anna Rita
2003-01-01

Abstract

il volume contiene un'analisi delle opere dell'architetto americano, sottolineando l'importanza che ha avuto al sua ricerca progettuale per le generazioni successive che vanno sotto il termine di Neoavanguardie. Per comprendere la ricerca di Fuller, occorre abbandonare un’analisi di tipo tradizionale, cioè quell'impostazione analitica di tipo metafisico che finisce per ridurre l’opera a semplice oggetto architettonico, per inserire le architetture considerate, all'interno di un’analisi di tipo fenomenico (l’architettura si rivela nel fenomeno) e fenomenologico, cioè un’analisi allargata alla realtà (considerata in tutti i suoi aspetti) entro cui un’architettura si definisce e si fa comprendere in termini concreti ed esistenziali. Fuller è un attento osservatore della realtà che lo circonda, analizza i fenomeni in atto che interessano l’interno globo terrestre, eventi d’ordine naturale, sociale, antropologico, politico, ma soprattutto scientifico. Fenomeni sulla base dei quali imposta delle vere e proprie profezie che si sintetizzano però nella creazione di uno spazio concreto e di fronte ai quali si comporta di volta in volta come un ingegnere, un architetto, un matematico, fisico, un filosofo, un sociologo, un biologo, un poeta, un inventore. Per alcuni scettici, egli non approfondisce mai ciascuno di questi settori disciplinari, al contrario riesce a dare un contributo diretto a ognuno di loro, e sempre in modo strumentale all’architettura. L’approccio analitico di Fuller sottintende un aspetto che rimarrà il filo conduttore della sua ricerca, cioè la volontà di porsi a servizio dell’umanità. Il suo l’interesse è rivolto all’individuo, al mondo che lo circonda e il fatto di concepire l’esistenza non come dato fine a se stesso, ma come fattore che lavora sul principio delle relazioni (con il mondo, con le cose e con gli altri uomini). In quest’ottica anche lo spazio deve tener conto di questi fondamentali presupposti, garantendo ciò che Fuller definisce il miglioramento della qualità della vita. Per la realizzazione di questi intenti Buckminster Fuller pone a servizio tutta la propria ricerca scientifica, inventando nuove tecnologie e utilizzando nuovi materiali, anche se afferma. Fuller inventa perché rifiuta le offerte del mercato dell’industria che, lui stesso, reputa obsoleta e incapace di porsi in linea con la modernità, focalizzando l’interesse piuttosto sulla conoscenza e il conseguente sfruttamento delle risorse naturali, che vede come unica alternativa al sistema industriale Più il generale la sua dottrina si trasforma in una vera e propria filosofia di vita, adottata soprattutto dalle nuove avanguardie. La cupola geodetica viene utilizzata da coloro che ritengono di doversi allontanare dalle comunità istituzionalizzate, entrando, così, nei manuali di tecnologia radicale e trasformandosi in una struttura simbolo del rifiuto, della gestione tecnocratica, dell’apparato produttivo. Lo dimostra la serie di Domebook, realizzati negli anni settanta che sono semplici manuali di istruzione per cupole di ogni genere. Ma Buckminster Fuller sa che la fine dell’architettura storica come possibile categoria culturale della società, la scienza come ricerca di nuove forme e strutture, l’utopia come strumento di studio sulla crisi definitiva del concetto degli equilibri urbani, la biotecnologia, le tecnologie povere come testimonianza della crisi dei meccanismi tradizionali di produzione della cultura, e ancora la creazione di un nuovo linguaggio utilizzabile e comprensibile per chiunque, sono argomenti scottanti e allo stesso modo di grande interesse sul piano culturale e architettonico. Lo dimostrano gli esiti progettuali delle avanguardie degli anni settanta, che molto hanno ripreso dalla sua ricerca, focalizzando l’interesse su gran parte degli argomenti considerati da Fuller, anche quelli che riguardano la tecnonologia avanzata.
2003
9788878904927
276
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11581/109022
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